Il discorso del vescovo Talucci alla festa patronale Brindisi
L'arcivescovo Rocco Talucci ha ricordato l'attentato a Brindisi alla scuola Morvillo Falcone nel discorso alla festa patronale per San Teodoro e San Lorenzo
Sia lode a San Teodoro e a San Lorenzo, testimoni della fede, che rendono grande onore alla nostra città e dignità cristiana alla nostra Chiesa diocesana. San Teodoro ci apre ai confini della chiesa universale e al Mediterraneo, San Lorenzo ci invita a radicarci nella sapiente dottrina cristiana e in una cittadinanza sentita e carica di amore. Attraverso queste vie, umane e cristiane, vogliamo custodire e servire la nostra città, il territorio e soprattutto quanti vivono in esso.
In questa cornice assume valore e significato la Giornata per la Salvaguardia del Creato, indetta dalla Conferenza Episcopale Italiana, che ricorre proprio oggi, 1° settembre.
Siamo chiamati ad ammirare l’intero creato messo da Dio nelle mani degli uomini.
La sua salvaguardia, e non l’abuso, la sua custodia, e non la sua distruzione, sono la prima strada per adorare Dio che, nelle cose create, manifesta la sua onnipotenza.
Ogni particella del creato è particella di Dio, e noi sue creature, grate a Lui, vogliamo consegnare il creato ai posteri, senza troppi guasti.
Vivere questa bella festa patronale è fare sintesi dei nostri vissuti cittadini ed ecclesiali, guardando con rinnovata speranza al futuro che ci attende. L’anno trascorso ci ha visto vivere momenti delicati e significativi, al civile e al religioso, provocandoci ad essere sempre insieme costruttori della nostra storia e della nostra fede.
Il 19 maggio scorso, un grave attentato ha colpito la nostra città, la nostra scuola, i nostri giovani, il processo educativo, la costruzione del futuro.
L’intera nazione è stata accanto a noi, e noi vogliamo rinnovare la vicinanza alla famiglia di Melissa, alle famiglie degli altri giovani colpiti, e ai giovani tutti, perché nulla può togliere la speranza. Messi alla prova, i giovani sono chiamati a maturare le migliori scelte, quelle che fanno la storia nuova; a coltivare i migliori sentimenti, quelli che rendono nuovo il cuore. Solo davanti all’affermazione del bene e della verità l’uomo può comprendere la gravità del male, della menzogna, dell’orgoglio, della cattiveria.
In tal senso rinnovo la nostra vicinanza a quanti sono impegnati nella costruzione del futuro attraverso percorsi educativi: docenti ed educatori tutti per i quali invoco il coraggio di continuare ad educare le nuove generazioni, desiderose di impulsi educativi anche quando sembrano ostacolarli.
Auspico che all’amarezza e alla rabbia degli eventi vissuti, corrisponda la fortezza e la convinzione di saper proporre nuovi e veri ideali che qualificano la vita dei giovani.
Questo momento drammatico è coinciso con un delicato ed importante passaggio istituzionale per la nostra collettività.
Dopo un lungo tempo di commissariamento nella guida della città, siamo tornati alla Amministrazione ordinaria, democraticamente eletta dal popolo per essere, sempre democraticamente, a servizio del popolo.
In questa circostanza, che vede la consegna delle chiavi della città dalle mani del nuovo Sindaco nelle mani dei Santi Patroni, desideriamo rinnovare, all’intero Consiglio comunale, gli auguri di buon lavoro, e insieme ricordare che la consegna simbolica delle chiavi non è un gesto di rinuncia, ma la scelta di voler governare la città con la sensibilità e la testimonianza dei santi e con la concretezza e la solidarietà degli uomini che sentono nella coscienza il grido dei poveri, dei disoccupati e dei detenuti, le ansie e le speranze dei giovani, le preoccupazioni sociali ed educative delle famiglie. Anche la presenza di tanti nostri fratelli immigrati, accolti con la collaborazione di tutti, interpella la nostra coscienza civica per una soluzione adeguata, di maggiore stabilità.
Queste realtà richiedono delle risposte che, senza nulla togliere alle responsabilità di chi è stato chiamato ad amministrare, devono maturare nell’intera compagine amministrativa, per condividere una politica fatta non di polemiche e offese, ma di collaborazione, di studio e di responsabilità.
Incoraggiati dalla testimonianza dei Santi Patroni siamo spronati ad essere per davvero una città di pace, senza frontiere, città ospitale, capace di attenzione all’uomo e ai suoi bisogni primari. Quando faremo camminare insieme carità e giustizia noi costruiremo una nuova e più vera civiltà. Ed è di civiltà che ci parla l’avventura di pace, ma anche di sofferenza, vissuta in Afghanistan dal nostro Reggimento San Marco sempre presente e portatore di tanta speranza in un clima di collaborazione internazionale.
Come di civiltà e umanità è stata la missione vissuta sia dalla nostra Caritas diocesana, che dalla nostra Protezione Civile in Emilia: la grave calamità ci ha visti vicini in piena solidarietà accanto ai fratelli terremotati di quei luoghi.
Guardando al nostro impegno di credenti avverto forte e significativa questa circostanza che ci permette di essere insieme a due giganti della fede, quali San Teodoro e San Lorenzo.
Come loro anche noi siamo chiamati ad essere attivi operatori nella Chiesa e nella società di oggi per essere “pietre vive” nella edificazione di un mondo nuovo, per saper superare, col senso morale, una crisi che non è solo economica ma etica e direi antropologica per riportare al centro il senso dell’uomo e la dignità della persona umana chiamata ad essere soggetto di sobrietà nei consumi, di solidarietà nelle relazioni, di testimonianza nella spiritualità.
Questo pressante invito ci giunge dai Vescovi Pugliesi che in una Nota dopo il Convegno Regionale sul Laicato, hanno voluto sottolineare le sfide che attendono i credenti di Puglia. Io con loro esorto voi, laici cristiani, ad essere pietre vive: in famiglia, nei luoghi di lavoro e nei luoghi della sofferenza. Cari fratelli, amiamo la nostra terra, la nostra città. È urgente un amore solidale verso gli uomini e specialmente verso coloro che soffrono a causa delle tante povertà. È urgente un amore operoso e attento al bene comune, un amore intelligente che apre la cultura alla verità, un amore riconoscente a Dio, senza il quale l’uomo rimane solo e meno libero.
Aspirate, dunque, ad una santità di vita, cioè ad una vita legata a Dio. La santità non è una scelta bigotta, ma vuole conformarvi alla verità della coscienza, alla corresponsabilità delle decisioni, alla speranza che consente ponti di collaborazione e arcobaleni di pace.
Un particolare appello lo rivolgo alle famiglie, che con il Papa, nel recente Incontro Mondiale di Milano, sono state chiamate custodi della bellezza del progetto naturale, sono state invitate alla riscoperta dell’amore, all’aiuto reciproco, alla solidarietà verso gli altri, al sostegno del lavoro e al diritto della festa domenicale, non solo per il riposo festivo, ma per una più profonda comunione tra le persone, dato il forte bisogno di pace e di fraternità: la Domenica è il giorno di Dio e dell’uomo, della famiglia e della comunità.
Ora, guardando al nostro cammino futuro, non posso non predisporvi all’Anno della Fede, indetto dal Santo Padre dal prossimo ottobre sino a novembre del 2013. In questo contesto vivremo il 5° anniversario della sua storica visita a Brindisi, visita che vorremo ricordare nella migliore forma, sempre di intesa con l’Amministrazione Comunale. Vogliamo rilanciare l’annuncio del Vangelo per la rinascita e per la crescita della fede. Un secolarismo di fatto, una eclissi di Dio, una conduzione di vita come se Dio non ci fosse, una separazione tra la vita e la fede privano l’esperienza umana di quella luce che illumina il presente e il futuro.
Come abbiamo pregato in Terra Santa, nel luglio scorso, dove mi sono recato con diversi brindisini, dobbiamo re-imparare a ricalcare i passi di Gesù per le nostre strade.
Vogliamo riannunciare il Vangelo, che è Vangelo di verità e di vita, di amore e di giustizia, di pace e di fraternità, e metterci alla sua scuola per ritrovare coerenza e forza nella testimonianza.
Vogliamo riannunciare il Vangelo a quanti si sono allontanati dalla fede, a quanti per le varie difficoltà coniugali rischiano di abbandonare la fede, a quanti con onestà intellettuale e con bisogno sincero si scoprono cercatori di Dio. Ogni verità è una particella di Dio, e il cuore dell’uomo non avrà pace finché non riposerà in Dio.
Diverse proposte pastorali vi saranno presentate. Questo anno della fede deve essere una vera ricerca e un vero incontro. Lo sappiamo bene: Dio cambia la vita dell’uomo, con Lui o senza di Lui non è la stessa cosa.
Il Signore accresca la nostra fede:
• per essere nella speranza ed edificare una comunità fraterna;
• per superare il vuoto della morte nella luce della resurrezione, e attestare in Lui la vittoria del bene. Noi crediamo nei nostri santi Patroni, e, se facciamo festa con loro, è solo per seguirne gli esempi, al di là di ogni ipocrisia. La festa esterna, pur bella e divertente, passa e non cambia, la festa dello spirito apre la mente alla certezza della felicità e della beatitudine.
I santi, uomini come noi, nella luce della fede, hanno saputo seguire e imitare Gesù Cristo.
È questo il senso del messaggio: se ci riapriamo alla fede, la sua luce ci salverà. Rieduchiamoci alla fede, educhiamoci alla vita buona del Vangelo che comprende la legalità e la cittadinanza, l’etica e la fraternità, la sobrietà del corpo e dell’anima, il rapporto con l’uomo e con Dio, un percorso nel tempo ma aperto alla eternità.
Siate tutti costruttori della vostra vita e della vostra felicità. Non siamo destinati al nulla, siamo nati per la pienezza della vita e della gioia. Non ci dà speranza la cultura della morte ma la cultura della vita. La gioia è lo scopo della vita e Dio la prepara per ognuno di noi.
Sia questo il senso della Festa patronale. Questo è un messaggio di gioia che allieta il cuore dell’uomo.
+ Rocco Talucci
Arcivescovo di Brindisi-Ostuni
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