Sab24082019

Ultimo aggiornamentoGio, 01 Ago 2019 4pm

Sono 36 gli indagati per il mancato pagamento di una schedina vincente del Totocalcio posseduta da un commerciante di Martina Franca, Martino Scialpi.

Tutti indagati. Anche 11 magistrati dei tribunali di Taranto, Bari e Roma, numerosi avvocati di Taranto e Roma, ufficiali della Guardia di Finanza, un dirigente dell'Azienda Monopoli di Stato, l'Avvocatura dello Stato e alcuni presidenti del Coni. In totale nell'inchiesta per una schedina del totocalcio vincente che il cui premio non è mai stato erogato. E non si tratta di pochi soli. La vincita per il 13 incolonnato nella schedina da un commerciante ambulante di Martina Franca avrebbe dovuto consentire un incasso di circa un miliaro di lire. Sì, parliamo di lire e non di euro perché i fatti fanno riferimento a primo novembre del 1981. Fu allora che Martino Scialpi conquistò il 13 miliardario ma a distanza di tanti anni non è riuscito ancora ad incassare neppure una lira o un euro.

Sulla vicenda si è aperta una nuova inchiesta giudiziaria e gli indagati sono addirittura 36. Devono rispondere del reato di abuso d'ufficio. Il gip del Tribunale di Potenza, Michela Tiziana Petrocelli, dopo aver accolto l'opposizione della parte offesa alla richiesta di archiviazione del pubblico ministero, ha fissato l'udienza camerale per il 6 aprire.

Sono ormai 37 anni che Martino Scialpi combatte la sua battaglia legale per riscuotere la vincita al Totocalcio. Due colonne compilate sulla schedina lo fecero urlare di gioia per aver conquistato il 13 miliardario. Il Coni in tutti questi anni, però, non ha mai pagato la vincita a Scialpi perché ritiene che la ricevuta non sia mai arrivata presso la sede di Bari. Schedina, si badi bene, che è stata verificata in aula giudiziaria e risultata assolutamente vera e giocata regolarmente.

In questi 37 anni Scialpi ha penato non poco anche per risvolti giudiziari dovuti proprio a quella schedina. La prima volta quando fu denunciato per minacce in tabaccheria dove effettuò la giocata vincente. In tabaccheria non riuscivano a spiegarsi come mai al Coni non risultasse la ricevuta di schedina e senza quella certamente non potevano confermare la vincita e provvedere al pagamento ma Scialpi pretendeva l'immediata soluzione.

Altre volte quando addirittura Scialpi venne denunciato per truffa da Coni e Guardia di Finanza, entrambi convinti che avesse falsificato la schedina. Il commerciante di Martina Franca dovette attendere una sentenza del 1987 per essere assolto completamente da queste accuse. Un'ulteriore perizia dimostrò inoltre l'autenticità della schedina miliardaria.

Sembrava ormai tutto semplice e chiaro: se la schedina è vera è giusto che si provveda immediatamente al pagamento della vincita. Invece, nonostante il Coni avesse ricevuto nel 2012 da un giudice di Roma una ingiunzione di pagamento in favore di Scialpi pari a 2,4 milioni di euro, la vicenda non ha ancora un lieto fine. Scialpi non ha ancora ricevuto neppure un euro. Ora c'è un'indagine giudiziaria che intende accertare le responsabilità per questa storia che da ben 37 anni non trova la sua giusta e logica conclusione: chi vince riscuote il premio. (Cosima Miacola)