Ven14082020

Ultimo aggiornamentoMer, 12 Ago 2020 6am

L'omicida ha 17 anni. Indagato anche il padre del fidanzatino che ha confessato l'omicidio ai carabinieri

La notizia che Noemi Durini è morta la mamma e la sorella l'hanno avuta in prefettura dove stavano partecipando ad una riunione con le forze dell'ordine per fare il punto delle indagini sulla scomparsa da dieci giorni della ragazza. Ad ammazzarla è stato il fidanzatino 17enne: ha confessato l'omicidio ai carabinieri. Ed è stato lui a rivelare anche dove era stato nascosto il corpo della ragazza che un tempo diceva di amare. In concorso con l'omicida è indagato anche il padre del ragazzo, un uomo di 41 anni. 

La mamma e la sorella di Noemi Durini avevano programmato per le ore 13,30 una conferenza stampa nella prefettura di Lecce per lanciare un appello a Noemi per il ritorno a casa e a chiunque altro per fornire notizie utili al suo ritrovamento. Non è stato più necessario. Il comandante provinciale dei carabinieri che era a quella riunione è stato informato telefonicamente dai suoi militari che il fidanzato di Noemi aveva confessato l'omicidio. La riunione, a cui partecipava anche l'avvocato della famiglia Durini, è stata sospesa e si è trovato il modo per informare la mamma e la sorella di Noemi dell'epilogo drammatico della vicenda. Il genitore è stato colto da malore e aiutato dai medici del servizio 118 che partecipavano a quella riunione. 

Il cadavere di Noemi Durini è stato trovato nelle campagne di Castrignano del Capo (Lecce), poco distante dalla strada provinciale per Santa Maria di Leuca, in località San Giuseppe. La ragazza era scomparsa dalla sua casa di Specchia (Lecce) dal 3 settembre.  Non aveva con sè nè telefono, nè soldi e indumenti di ricambio. L'ultivo ad averla vista, secondo la ricostruzione dei fatti compiuta dai carabinieri, era stato il fidanzato. Una videocamera di sicurezza di un'abitazione di Specchia aveva registrato delle immagini che mostravano la ragazza entrare in un'autovettura guidata dal 17enne, nonostante quest'ultimo non avesse la patente. Era l'automobile della madre dell'assassino. Era la notte tra il 2 e il 3 settembre. (Cosima Miacola)