Mar10122019

Ultimo aggiornamentoMar, 19 Nov 2019 1pm

Arrestato il 34enne Antonio Moretti del clan Caracciolese. Fu lui secondo gli inquirenti ad ammazzare a Bari il collaboratore di giustizia Orazio Porro a Bari

Sarebbe stato il 34enne Antonio Moretti del clan Caracciolese ad ammazzare a Bari il collaboratore di giustizia Orazio Porro, di 53 anni. Le indagini portano a lui ed è per questo che la Polizia lo ha arrestato questa mattina. L'omicidio fu compiuto utilizzando una pistola nel mercato rionale di via Nizza, nel quartiere San Pasquale, il 25 marzo 2009: un proiettile lo colpì mortalmente alla testa.

La vittima, dopo una condanna nel processo Borgo Antico sugli affari illeciti del clan mafioso di Capriati, decise di collaborare con gli inquirenti e fu per questo che il clan decise di ammazzarlo. Per quell'omicidio era stato già processato e poi assolto, con sentenza passata in giudicato, il boss Giacomo Caracciolese. E a conferma di quanto fosse giusta quell'assoluzione c'è l'arresto compiuto oggi dalla Squadra Mobile di Bari con il coordinamento della Dda. Per gli inquirenti non fu Caracciolese ad uccide ma un suo fedelissimo: Antonio Moretti.

L'omicidio sarebbe servito, in attuazione delle spietate regole malavitose, per dimostrare, ad avversari e affiliati, il controllo assunto dal gruppo Caracciolese-Fiore sul quartiere San Pasquale, e ribadire l'autorevolezza del boss Giacomo Caracciolese, conquistata all'interno dello stesso sodalizio criminale in seguito alla detenzione del capoclan Giuseppe Fiore. E poi Porro, già subito dopo aver riconquistato la libertà, interferiva sugli affari del clan. Ad esempio aveva iniziato ad imporre il pizzo ad alcuni esercizi commerciali del quartiere San Pasquale e al clan quel comportamento fu interpretato come un altro grave “sgarro” da punire facendolo cessare di vivere. Giacomo Caracciolese venne poi, a sua volta, ammazzato in un agguato nell’aprile 2013.

Moretti ha ricevuto l'ordinanza di custodia cautelare nel carcere di Lecce perché è li che si trova attualmente per espiare altre condanne per altri reati.

Ma cosa fa ritenere adesso gli inquirenti sicuri di non sbagliare ancora come accadde quando fecero arrestare Caracciolese ritenendolo, erroneamente, l'esecutore materiale dell'assassinio di Porro? Ora ci sono anche dichiarazioni di recenti collaboratori di giustizia oltre ai risultati di attività investigative, testimonianze e informazioni già acquisite in precedenti indagini. (Rezarta Tahiraj)