Sab28032020

Ultimo aggiornamentoVen, 27 Mar 2020 11am

Proteste detenuti anche nelle carceri di Lecce, Bari e Brindisi

Una sessantina di detenuti sono fuggiti dal carcere di Foggia. Oltre una trentina sono stati rintracciati e bloccati dalle forze dell'ordine e militari dell'esercito. Proteste e rivolte anche nelle carceri di Bari, Brindisi, Trani e Lecce. Complessivamente le carceri italiane in rivolta sarebbero addirittura 27 secondo quanto riferito da un sindacato di polizia penitenziaria. Sei i detenuti morti (3 a Modena) e molti feriti.

A scatenare le proteste è stato il provvedimento del governo in materia di norme precauzionali per il rischio di contagio da coronavirus. E' in vigore, infatti, la sospensione delle visite in carcere dei familiari dei detenuti. Nella foto il casa circondariale di Brindisi. 

Domenico Mastrulli, segretario generale del Cosp, il Coordinamento sindacale penitenziario, è da anni che si lamenta del sovraffollamento delle carceri italiane che oggi ospitano 61.000 detenuti contro una capienza di 54.000 posti letto. Ma adesso il problema prioritario è la rivolta per l'interruzione dei colloqui dei detenuti con i propri familiari. Mastrulli dice che a Foggia i rivoltosi in carcere sono stati circa 600 tra uomini e donne.

"Si parla - dice Mastrulli - anche di situazioni sicurezza sfuggita al controllo del Ministro della Giustizia, del Capo del Dipartimento e di altri che hanno curato l’aspetto coronavirus solo con letterine e circolari informative. Si stigmatizza, il diffuso impreciso comunicato stampa del Guardasigilli Bonafede di ieri sera dove assicurava che le rivolte e le proteste erano a tarda sera quasi tutte rientrate, mentre di converso dal territorio quale Bergamo, Brescia, Bari, Foggia, Palermo, Trani, Brindisi etc. pervenivano immagini e documentari di persistenti sommosse".

Il sindacato - spiega Mastrulli - “oltre a richiedere il rientro con un apposito Decreto di almeno 7.000 agenti dal pensionamento, addestrati alle sommosse e non ai diffusi progetti formativi ed educativi negli ultimi anni, si chiede l’intervento in tutta Italia dell’Esercito e dei mezzi corazzati cingolati intorno alle Carceri e sui muri perimetrali di essi, si chiede l’immediata abolizione della vigilanza dinamica e maggiore ristrettezza ma nel contempo maggiori spazi sanitari e specialistici nelle prigioni italiane, forme di colloqui visivi, più telefonate rispetto ai colloqui che devono ridursi del 70%".

Intanto sono difficili da dimenticare le immagini di detenuti asserragliati sui tetti delle carceri con falò accesi e lancio di pietre o di altri che detenuti che cercano di fuggire e fumo di incendio che esce dai penitenziari.

Tante le reazioni di esponenti politici a commento della grave situazione carceraria, soprattutto in Puglia. (R.T.)