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inchiesta giudiziaria arresti

Tutti gli indagati per le tangenti e le scarcerazioni facili della mafia foggiana

Sono 11 gli indagati nell’inchiesta giudiziaria che è stata chiusa dalla Dda di Lecce e che vede coinvolti anche un giudice, avvocati e pregiudicati in quattro episodi di corruzione in atti giudiziari relativi. Per aver reso possibile la facile scarcerazione di quattro persone sospettate di fare parte della mafia foggiana sono acusati in concorso tra loro l’ex giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis, l’avvocato Giancarlo Chiariello, il figlio Alberto e la sua collaboratrice Marianna Casadibari, i 4 pregiudicati scarcerati e i loro presunti complici: Danilo Pietro Della Malva, la compagna Valeria Gala e lo zio Matteo Della Malva. Tra gli indagati figurano anche Roberto Dello Russo e i foggiani Michele Pio Gianquitto e Antonio Ippedico, oltre a Nicola Vito Soriano, appuntato dei carabinieri in servizio presso la polizia giudiziaria della procura di Bari. Da chiarire che Soriano, non risponde degli episodi corruttivi legati alle scarcerazioni. Stralciata la posizione di Paolo D'Ambrosio, avvocato del foro di Foggia. Le indagini sono state coordinate, dal loro avvio sino alla loro conclusione, dai pm in servizio a Lecce, Roberta Licci e Alessandro Prontera.

A 10 degli 11 indagati, tra cui appunto l'ex gip del Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis, la Procura contesta l'aggravante mafiosa per aver agevolato, con le scarcerazioni, gruppi criminali sia del Foggiano che del Barese.

Va spiegato che dopo gli arresti il giudice Debenedictis e l'avvocato penalista barese Giancarlo Chiariello non esercitano più le loro professioni, il primo per essersi dimesso dalla Magistratura e il secondo per essere stato sospeso dall'Ordine degli avvocati; il figlio di quest'ultimo, anch'egli avvocato, inoltre ha rinunciato alla difesa di tutti i suoi assistiti. 

I quattro scarcerati ingiustamente dal sodalizio corruttivo - a parere della Procura - sono figure riconducibiliai clan mafiosi di Danilo Pietro Della Malva nei territori di Vieste e Cerignola, di Roberto Dello Russo a Bitonto, di Pio Michele Gianquitto e Antonio Ippedico a Foggia, tutti indagati. Danilo Pietro Della Malva risulta essere oggi collaboratore di giustizia e Gianquitto è un avvocato ritenuto dagli inquirenti partecipe del clan Sinesi Francavilla.

L'ex giudice Debenedicts è attualmente ancora in carcere mentre il penalista risulta agli arresti domiciliari. Questo filone delle indagini ora concluso riguarda le scarcerazioni facili e delle tangenti che il'ex giudice molfettese ha già ammesso di aver incassato in parte ma c'è da ricordare che a breve distanza da quell'arresto De Benedictis è stato arrestato di nuovo, proprio mentre era ancora in carcere, per un'altra grave situazione: il ritrovamento ad Andria, in una masseria a lui riconducibile, di un enorme arsenale di armi, alcune da guerra. De Benedictis ha ammesso che era in possesso solo le vecchie armi della prima guerra mondiale e non di molte altre, moderne e funzionanti tra cui pistole con la matricola cancellata, nascoste nella stessa villa. Su quest'altra vicenda, le indagini continuano, e i lunghissimi interrogatori in carcere, quello del 14 giugno è durato 8 ore e quello del 24 giugno 5 ore, sono stati molto utili ad aiutare i pm nell'accertamento dei fatti e delle responsabilità. (R.T.)