Sab28052022

Ultimo aggiornamentoSab, 30 Apr 2022 1pm

Ci sarebbero anche accordi elettorali con la mafia nelle accuse agli arrestati in provincia di Lecce

Undici in carcere e 4 agli arresti domiciliari. E' questo il bilancio del blitz compiuto all’alba di oggi in seguito ad indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia: 15 persone arrestate. Le ordinanze emesse dal gip del Tribunale di Lecce sono state eseguite nei comuni di Galatina, Aradeo, Neviano, Cutrofiano e Corigliano d’Otranto. Le accuse, a vario titolo, sono usura, estorsione, violenza, spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione e porto abusivo di armi e voti di scambio.

Per questa operazione sono stati impiegati oltre 120 militari dei vari reparti del comando provinciale di Lecce, con la collaborazione dello squadrone eliportato Cacciatori “Puglia”, le unità antidroga e antiesplosivo del Nucleo carabinieri cinofili di Modugno, supportate dall’alto da un velivolo del sesto Nucleo elicotteri carabinieri di Bari.

Questi i nomi di tutti gli arrestati: Michele Coluccia, 63enne di Noha, sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno nel proprio comune; Antonio Coluccia, 65enne di Noha; Pasquale Anthoni Coluccia, 50enne di Noha; Antonio Bianco detto “Stella” o “Biondo”, 49enne di Aradeo ma domiciliato a Neviano; Marco Calò, detto “Uzzaru”, 47enne di Aradeo; Vitangelo Campeggio conosciuto come “Diego”, 49enne residente a Lecce; Gerardo Dino Coluccia, 49enne di Noha; Silvio Coluccia, 51enne di Aradeo; Luigi Di Gesù, detto “Pica”, 51enne di Cutrofiano; Ali Farhangi, 60enne di origini iraniane e residente a Giorgilorio di Surbo; Nicola Giangreco, 53enne di Aradeo; Antonio Megha, 61enne di Neviano; Renato Puce, 44enne di Corigliano d’Otranto; Cosimo Tarantini, 55enne di Neviano e, infine, Sergio Taurino, 56enne di Lecce.

Il politico arrestato è Antonio Megha, avvocato, ex sindaco ed ex consigliere provinciale, successivamente nominato assessore in giunta municipale con deleghe alla Cultura, Istruzione, Contenziosi legali, “Nevianesi nel mondo” . Gli inquirenti ritengono che durante le elezioni amministrative del settembre del 2020 Megha abbia pagato una somma in denaro ai componenti del clan oper ottenere una cinquantina di voti.