Sab24082019

Ultimo aggiornamentoGio, 01 Ago 2019 4pm

Lavoro di cittadinanza: in Puglia da spendere cento milioni

In Puglia saranno resi disponibili cento milioni di euro per i progetti di lavoro di cittadinanza. Dal bilancio della Regione saranno prelevati soltanto 4 milioni. Gli altri arriveranno dal Piano pei i “percettori di ammortizzatori sociali” (ben 42 milioni) e 50 milioni dalle politiche attive per i soggetti più svantaggiati.
Ieri mattina sono stati sottoscritti i relativi Protocolli d’Intesa con 36 sindaci del Salento e Parti Sociali, il governatore Vendola e gli assessori regionali al Lavoro, Leo Caroli; alla Formazione, Alba Sasso e allo Sviluppo Economico, Loredana Capone.
A Caroli piace sottolineare il metodo seguito: un lungo, motivato ed assolutamente “voluto” confronto con le parti sociali ed istituzionali che ha consentito il risultato raggiunto. “ Soprattutto oggi- sottolinea l’assessore- se si è soli, il coraggio serve a poco. Se quello che si vuole è il risultato, allora dobbiamo mostrare coraggio e fiducia nei nostri interlocutori almeno quanto devono mostrarne loro nei nostri confronti.”
Nasce così il lavoro di cittadinanza. Tre gli obiettivi: consentire ai Sindaci di erogare quei servizi che per mancanza di fondi o per l’impossibilità di usarli (a causa del Patto di stabilità) non potrebbero altrimenti essere erogati; ridare piena dignità a quanti hanno perso il lavoro e vogliano, svolgendo piccoli servizi comunali, adoperare gli strumenti a disponibili per guardare verso una stabilizzazione possibile; coinvolgere in questo progetto disoccupati ed inoccupati, partendo dalle situazioni di maggiore fragilità economica e sociale. 
Misure queste, ribadiscono gli assessori pugliesi, fatte non solo per dare uno scossone allo stagnante mercato del lavoro,ma soprattutto per dare una scarica elettrica alla società nel suo complesso. “ Per questo dobbiamo garantire la formazione continua dei lavoratori”, dice Alba Sasso, “ garantendo loro non aree di parcheggio in attesa che qualcosa accada, ma strumenti che li rafforzino nelle professionalità di ciascuno e nelle nuove figure che occorrono al mercato”.
“Con i Contratti di Collocamento o Ri-Collocamento- dice l’assessore Loredana Capone- potremo estendere i modelli già sperimentato con “Garanzia giovani” e con chi si è già inserito tra i percettori di ammortizzatori sociali nelle politiche attive del lavoro, all’intera platea dei disoccupati pugliesi, attraverso la programmazione comunitaria 2014-2020.
E qui un ruolo importante lo giocheranno i Sistemi, pubblico e privato accreditato per l’erogazione combinata di servizi di bilancio di competenze, orientamento formazione e inserimento nel percorso lavorativo. Va da sé, conclude l’assessore, l’importanza che assume il coinvolgimento pieno del partenariato socio-economico, a partire dall’individuazione dei bacini di fabbisogno rapportata alla domanda di lavoro da parte del sistema impresa”
Il commento di Vendola: “Lo sguardo che noi dedichiamo ai problemi legati al mondo del lavoro, è lo sguardo di chi non vuole rassegnarsi a gestire gli ammortizzatori sociali le politiche attive per il lavoro richiedono coraggio e fantasia. Per noi c’è un retro pensiero, che ci consiglia prudenza, che rimanda alle storie delle infinite platee di precarietà che si sono cumulate le une alle altre. Riguarda, ad esempio, la telenovela lunghissima degli Lsu. Noi non vogliamo produrre una risposta momentanea, il classico “panetto caldo” in un disagio sociale gigantesco, e contribuire a produrre i problemi di dopodomani: i problemi di un’ennesima platea di precari e disperati”.

“Noi non ci possiamo rassegnare ad una condizione sociale che è così drammatica e che ogni giorno bussa alla porta soprattutto dei comuni, in forme di pura semplice radicale disperazione – ha continuato Vendola - non c’è lavoro, non c’è reddito, dilaga la povertà. In un quadro del genere, relativamente a quelle che sono le responsabilità nostre, cerchiamo di inventare, insieme con tutti i sindaci, in questo caso del salento, e con i sindacati, esperienze nuove che possano consentire prima di tutto di aggredire immediatamente ciò che è causa di espropriazione totale di vita”.

Per Vendola “occorre trovare un modo di occuparsi soprattutto dei soggetti svantaggiati che vanno impegnati in progetti di lavoro. E questo è quello che noi abbiamo chiamato Lavoro di cittadinanza”.

“Poi – ha aggiunto il Presidente - occorre consentire a coloro che fruiscono di ammortizzatori sociali di essere riaccompagnati verso uno sbocco produttivo e quindi essere aiutati con una dote che consenta loro una formazione specifica. Infine occorre mettere in connessione domanda e offerta di lavoro in forme sempre più puntuali. Ogni lavoratore dovrebbe essere accompagnato da un curriculum che racconti le sue competenze. In questo modo il sistema di impresa potrebbe essere agevolato a reperire nel mercato locale ciò che talvolta rischia di cercare persino nei mercati esteri”.

“Insomma – ha concluso Vendola – noi ci stiamo provando. Mettiamo in campo 100 milioni di euro. 50 milioni di euro che aiutino i comuni a dare una risposta alla povertà più grave e che li aiutino anche ad aprire quei cantieri che sono indispensabili per la manutenzione del paese, della città, della strada etc. e 50 milioni di euro per i lavoratori più svantaggiati e che vanno riqualificati e riammessi nel mercato del lavoro”.