Lun30012023

Ultimo aggiornamentoMar, 24 Gen 2023 1pm

Inchiesta "Clean Game": tra gli indagati anche tanti commercianti che avevano nei propri negozi le slot machine

Sono indagati con l'accusa di esercizio di giochi d'azzardo e/o esercizio abusivo di attività di gioco o di scommessa. L'elenco dei loro nomi, ben 135, fa parte dell'inchiesta giudiziaria che la Guardia di finanza di Lecce sta svolgendo nel Salento e che nei giorni scorsi, con provvedimenti emessi a firma del gip Antonia Martalo, hanno portato al sequestro di beni del valore di circa 12 milioni di euro e all'arresto di 77 persone. L'operazione, denominata "Clean Game", portò al sequestro di 69 fabbricati, 25 terreni, 3 autovetture, 10 società di capitali e 2 ditte individuali, nonche' saldi attivi di conti correnti presso quindici banche. Diciannove coloro che sono finiti dietro le sbarre del carcere e otto quanti hanno potuto beneficiare dei domiciliari.

Ora si è appreso che esiste un lungo elenco di indagati per quella stessa inchiesta: sono commercianti che, il più delle volte, sono stati costretti ad accettare di avere nei loro negozi le slot machine che l'organizzazione malavitosa imponeva per allargare il proprio fatturato. Macchine “rubasoldi”, considerato che i militari avrebbero accertato, anche mediante intercettazioni telefoniche e ambientali, della manipolazione elettronica delle probabilità di vincita riducendola notevolmente. Nell'illustrare gli arresti e i sequestri compiuti con quell'operazione di polizia il procuratore della Repubblica di Lecce Cataldo Motta spiegò come fosse assolutamente importante il provvedimento di sequestro: "L'importanza del provvedimento che fa andare di pari passo ordinanze e sequestri - spiegò Motta - sta nel fatto che in questo modo non si effettua solo un'azione militare spedendo in carcere i responsabili dei reati, ma si colpiscono i loro patrimoni, che sono la cosa che interessa di più a gente che ormai non ha alcun timore di finire dietro le sbarre".

Si ha certezza che l'inchiesta giudiziaria non si sia conclusa con quegli arresti e con quel sequestro perché sotto la lente della giustizia sono finiti pure i commercianti che hanno accettato di avere le slot machine nei propri negozi. Le indagini appureranno quando questa loro decisione di avere le macchinette “rubasoldi” sia stato il risultato di un ricatto e un'imposizione oppure di una scelta motivata dalla partecipazione agli utili di un facile guadagno. (Cosima Miacola)