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Ultimo aggiornamentoMar, 24 Gen 2023 1pm

Il ferimento al culmine di un litigio tra eritrei

Una sola coltellata all'addome e ora un eritreo è ricoverato in fin di vita all'ospedale San Paolo di Bari. L'uomo, Kahsay Teweldebrhan, ha 43 anni. Chi ha tentato di ucciderlo è stato arrestato: è un suo connazionale di 45 anni. A mettergli le manette sono stati i carabinieri intervenuti pochi minuti dopo il ferimento compiuto nel Cara (Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo ) di Bari. Tekeste Rezena, questa la sua identità, deve rispondere alla giustizia italiana del reato di tentato omicidio.

L'episodio è avvenuto nella tarda serata di ieri nel Centro per richiedenti asilo, nel rione di Bari Palese, situato non molto distante dall'aeroporto.

Pare che tra i due ci sia stato, poco primo del ferimento, un litigio degenerato in pochi istanti per futili motivi.
Il ferito è stato soccorso dal personale medico del 118 e poi trasportato con priorità “codice rosso” all'ospedale San Paolo dove è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico. 

Che la situazione al Cara di Bari sia stata sempre particolarmente difficile è cosa nota e purtroppo anche questo ferimento all'interno della struttura non è l'unico accaduto. In quella struttura non ci sono soltanto immigrati ma anche tanti lavoratori italiani, più precisamente costoro sono 170. Da circa 8 anni sono impiegati nel servizio pubblico di prima accoglienza degli immigrati.

Il problema è che gli immigrati, come si è riusciti a documentare con un video trasmesso da “Striscia la notizia”, eludono i controlli e possono quindi entrare ed uscire quando vogliono. Almeno così risultava dal video trasmesso da Canale 5 nell'aprile scorso dove alcuni immigrati, con gesto atletico, salivano e si calavano dall'inferriata di una recinzione del Cara.

C'è chi definisce questo luogo un “lager nazista” ed altri invece lo etichettano come “albergo a quattro stelle” ma ovviamente non è né l'uno e né l'altro. E' un centro dove, però, gli immigrati si lamentano e protestano, in modo anche fin troppo violento come è accaduto, ad esempio, il 27 ottobre scorso. Quaranta immigrati di origine nigeriana manifestarono nel centro di accoglienza di Palese sbarrando il portone di accesso: due poliziotti rimasero contusi negli scontri. Furono sette gli immigrati del Cara di Bari Palese che vennero arrestati, in quell'occasione, dalla polizia con l'accusa di sequestro di persona, lesioni personali, violenza, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato.

A fine giugno, invece, ci fu una manifestazione meno violenta. Ad andare in tilt, in questo caso, fu il traffico a Bari con gli immigrati che si stesero a terra per chiedere più celerità nel rilascio dello status di rifugiato politico. Situazione, quella nel Cara di Bari, che dà l'impressione, come conferma il ferimento di ieri, di essere sempre molto difficile da gestire completamente. (Carmelo Molfetta)