Dom31052020

Ultimo aggiornamentoVen, 29 Mag 2020 2pm

Cattive notizie per la salute delle popolazioni pugliesi residenti a Brindisi, Taranto, Bari e Manfredonia. E’ quanto è emerso da diversi contributi scientifici presentati alla Conference 2016 dell’International Society for Environmental Epidemiology

Ancora cattive notizie per la salute delle popolazioni pugliesi residenti a Brindisi, Taranto, Bari e Manfredonia. E’ quanto è emerso da diversi contributi scientifici presentati alla Conference 2016 dell’International Society for Environmental Epidemiology (ISEE) svoltasi in questi giorni a Roma, il congresso mondiale degli epidemiologi giunti in Italia da tutti i continenti. Queste le ricerche che hanno riguardato Brindisi.

Nell’area di Brindisi in relazione alle emissioni delle tre centrali operanti sul territorio, due delle quali ancora attive, è stato condotto uno studio dei ricercatori del Dipartimento di Epidemiologia del Lazio (DEP), dell’Ares Puglia, dell’ARPA e della ASL di Brindisi guidato per incarico del Centro Salute e Ambiente della Regione Puglia da Francesco Forastiere (DEP) E’ stata analizzata una popolazione di 229.334 cittadini (coorte in termine tecnico) residenti al 2001 in 7 comuni della provincia di Brindisi e ne è stato seguito il destino fino al 2013. Attraverso l’applicazione di un modello di simulazione della dispersione degli inquinanti, è stata attribuita a ciascun membro della coorte l’esposizione al PM10, la condizione socio economica e il settore di occupazione. Nei soggetti con esposizioni ai livelli di PM10 più elevati (tra il 90° e il 95° percentile) si è riscontrata una mortalità annua significativamente più elevata per tutti i tumori (+8%), tra questi spiccano il cancro del pancreas (+11%), e il cancro della vescica (+16%), malattie respiratorie (+ 12%), eventi coronarici acuti, cioè decessi per infarto cardiaco (+11). Lo studio conclude che le emissioni industriali sono associate con la mortalità della coorte residente nell’area. Preliminarmente allo studio epidemiologico su menzionato è stato condotto dallo stesso gruppo di ricerca una valutazione retrospettiva dell’inquinamento dell’aria dalle emissioni di PM10 ed SO2 delle centrali elettriche di Brindisi nel periodo 1991-2014 con l’impiego di modellistica consolidata applicata alle emissioni misurate dalle centraline nello stesso periodo. I valori più alti di SO2 si sono avuti dal 1991 al 1997 (33-41 microgr/m3) decresciuti rapidamente del 65% nel periodo 1998-2002 e del 90% negli anni successivi.

 TUMORI TIROIDE E SITI INQUINATI: ECCESSI A BRINDISI, TARANTO E BARI

Un altro studio presentato alla congresso dell’ISEE a Roma in cui si menzionano le città pugliesi di Bari, Brindisi e Taranto è stato condotto da ricercatrici dell’Istituto Superiore di Sanità sui 44 siti di interesse nazionale per la bonifica (SIN) e riguarda il rischio di contrarre tumori della tiroide. Lo studio non ha precedenti perché le cause riconosciute di tumore della tiroide sono le radiazioni ionizzanti, quelli potenziali le centrali nucleari e l’esposizione a radon. Altri rischi sono rappresentati dai pesticidi e da alcune sostanze chimiche. I dati di mortalità esaminati non sono informativi eccetto che per gli eccessi in donne residenti a Bari (città con un’area portuale ed un impianto di cemento amianto, la Fibronit). I dati di ospedalizzazione al contrario rivelano eccessi in entrambi i sessi in 8 siti: Brescia-Caffaro (impianti chimici, discariche), Laghi di Mantova (petrolchimica, chimica, raffineria e discariche) , Livorno (petrolchimica e raffineria), Piombino (chimica, acciaio e discariche), Bari, Taranto (petrolchimica, acciaio e discariche) e Brindisi (petrolchimica, chimica e discariche). Nel solo sesso maschile gli eccessi si rilevano in 3 siti (Balangero (miniere di asbesto, discariche), Sassuolo-Scandiano (chimica e discariche) e Milazzo (raffineria). nNel solo sesso femminile in 3 siti: Casale-Monferrato (impianti di cemento-amianto), Valle del Sacco (impianti chimici), Sulci (impianti chimici e discariche).

 ALCUNE CONSIDERAZIONI

Gli studi promossi dal Centro Salute e Ambiente della Regione Puglia confermano quanto l’indagine scientifica ha rilevato negli ultimi decenni a carico delle popolazioni di Taranto e Brindisi dove si concentrano le attività industriali più inquinanti della Regione. Rispetto ai precedenti studi quelli presentati al congresso mondiale di epidemiologia di Roma sono studi di coorte che “fotografano” e seguono il “destino sanitario” di una popolazione da un certo anno in poi e attribuiscono a ciascun componente di quella popolazione valori di esposizione ad inquinanti (PM10 e SO2) emessi dai camini delle industrie. Inoltre tengono conto delle condizioni socio-economiche dei componenti la coorte che, come è noto, influiscono pesantemente sulla salute e quindi anche sulla mortalità. Per Brindisi lo studio era molto atteso dopo una petizione di 10.000 cittadini per una indagine epidemiologica consegnata alle autorità nel 2012 e dopo che il precedente governo regionale (Vendola) aveva minimizzato l’impatto sulla salute della storia industriale di Brindisi nonostante la produzione di studi di segno contrario e l’attuale (Emiliano) ha in programma di ridurre fortemente i posti letto ospedalieri al di sotto della media regionale proprio in questa provincia. I dati su Brindisi si riferiscono solo all’impatto del PM10. Sarà interessante vedere l’effetto della SO2 sulla coorte presa in esame dal momento che uno degli studi ne ha stimato la dispersione. Inoltre considerato il carattere analitico dello studio sarà interessante vedere quali porzioni di popolazione hanno maggiormente patito i danni alla salute da inquinamento industriale. Si consideri che lo studio non prende in considerazione gli effetti delle emissioni del polo chimico che si andrebbero ad aggiungere a quelli delle centrali elettriche. Si tratta quindi una valutazione parziale ancorchè drammaticamente espicativa. E’ interessante notare che a fronte di una notevole riduzione delle emissioni industriali dal 2002 in poi, la coorte contiene ben il 40% di individui con una condizione socio-economica bassa, a dimostrazione del fatto che la grande industria non ha prodotto lo sviluppo economico diffuso tanto promesso.

Il dato dell’effetto nocivo sulla salute nell’area Brindisina delle emissioni delle tre centrali è coerente con lo studio pubblicato lo scorso anno da un gruppo di ricerca del CNR che attribuiva al particolato primario e secondario della Centrale Brindisi Sud da 7 a 44 decessi annui su tutta l’area salentina. Un altro studio in passato aveva rilevato a Brindisi un eccesso di malformazioni congenite, in particolare cardiache, rispetto al dato dei registri europei (EUROCAT) nel decennio 2001-2010 ed aveva, inoltre, riportato un aumento di rischio in corrispondenza di picchi di SO2, tracciante industriale frutto della combustione di carbone e derivati del petrolio.

 

La continua produzione di evidenze scientifiche circa gli effetti nocivi sulla salute delle popolazioni pugliesi dell’inquinamento industriale va ad accrescere nell’opinione pubblica la coscienza degli effetti dannosi di un modello di sviluppo distorto e giunge a sostegno di quei decisori politici che credono in un modello economico differente.