Lun25052020

Ultimo aggiornamentoDom, 24 Mag 2020 7am

Cosa fare per aiutare le aziende pugliesi a produrre mascherine anticoronavirus

“La Regione deve aiutare le imprese manifatturiere pugliesi che vogliono produrre dispositivi di protezione individuale, in deroga alla normativa vigente, come previsto dal decreto Cura Italia”.
Lo dichiara il consigliere regionale del Pd in Puglia, Michele Mazzarano, raccogliendo la disponibilità di numerose imprese manifatturiere pugliesi che hanno annunciato di voler riconvertire la propria produzione o una parte di essa per realizzare le 100.000 mascherine mese che servono ad horas agli operatori sanitari pugliesi.
“In una situazione di emergenza sanitaria come quella che stiamo vivendo - aggiunge Mazzarano - ed alla quale farà presto seguito una analoga emergenza sociale ed economica, abbiamo il compito di cogliere e favorire tutte le opportunità: infatti da un lato bisogna dare un contributo concreto alla realizzazione dei dispositivi necessari per la salute di operatori sanitari e cittadini, dall’altro si tende ad evitare di disperdere il nostro patrimonio imprenditoriale, salvaguardando migliaia di posti di lavoro. Le mascherine made in Puglia anti coronavirus sono l'unico deterrente al grande errore dei Paesi dell'area Schengen - 12 su 26 - di aver chiuso i confini a causa della pandemia, aprendo così alla possibilità di bloccare, prima, e requisire, poi, beni essenziali in transito verso l'Italia.
“Il Politecnico di Bari - continua Mazzarano - ha già definito una procedura interna per rispondere in modo tempestivo alle richieste delle imprese. Il problema è che in Puglia al momento non esiste un laboratorio accreditato presso l’Istituto Superiore di Sanità, l’unico preposto a certificare i dispositivi, e le imprese sono costrette ad inviare il proprio prodotto all’unico laboratorio accreditato in Lombardia che, ovviamente, oberato di richieste, non riesce a dare risposte nei tempi previsti dalla legge.
“La conseguenza è che imprese che hanno già avviato la produzione e che, a distanza di molti giorni si vedono bocciare il dispositivo, devono cessare immediatamente l’attività con gravi danni economici e di forza lavoro.
“Per tutti questi motivi, attraverso un protocollo di intesa tra la Regione Puglia, tramite l’Ares, ed il Politecnico di Bari - conclude Mazzarano - è indispensabile individuare ed accreditare presso l’Istituto Superiore di sanità un laboratorio sul territorio regionale - come sta già avvenendo in Emilia Romagna con Regione e i laboratori dell'Università di Bologna e del Tecnopolo di Mirandola (Modena) - che possa certificare i dispositivi prodotti in Puglia e dare risposte concrete ed immediate a cittadini, personale sanitario e imprese”.