Mar20042021

Ultimo aggiornamentoGio, 15 Apr 2021 6am

Il Primi Ministro Rama ha anche spiegato perchè parla molto bene l'italiano

Questo è uno stralcio dell'improvvisato intervento pronunciato dal Primo ministro della Repubblica d'Albania, Edi Rama, nel corso della cerimonia svolta nel consiglio regionale della Puglia dove è stato premiato con la consegna di "Radici di Puglia". Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il presidente della Regione Michele Emiliano. 

"Sembra una storia di mille anni fa. In trent’anni sono cambiate tantissime cose. Sicuramente - ha detto il premier Rama - sono cambiate tantissime cose anche perché noi venivamo da troppo, troppo lontano. I cambiamenti in Albania sono stati incredibili. Ma quello che rende tutti questi anni degli anni incredibili di cambiamento per gli albanesi che sono arrivati con quelle navi e che oggi fanno parte integrante di questa società, sono quasi mezzo milione e sono quasi 50.000 quelli che hanno una impresa piccola o media, sono migliaia gli studenti, e finalmente, non da oggi, ma da tanti anni ormai, non sono più visti da nessuno come sospetti.
Io mi ricordo che per noi l’Italia era un sogno. Io ho avuto una nonna cattolica che mi ha insegnato anche questa lingua e mi ricordo che diceva: l’albanese è la lingua dei tuoi antenati, l’italiano è la lingua dei nostri azzurri. Mia nonna era molto legata all’Italia e sicuramente l’Italia per noi era quel piccolo schermo in bianco e nero della Rai. Non so se lo potete immaginare, ma all’epoca non si poteva captare la Rai a Tirana perché c’erano gli oscuratori. Noi eravamo molto eccitati quando andavamo a Valona per le vacanze, non per il mare, ma per la televisione e per guardare la Rai. Quando arrivavano le tredici, noi lasciavamo la spiaggia per andare a guardare il telegiornale. Era come guardare il cinema. Non so che cosa guardavamo, che cosa capivamo del telegiornale, ma eravamo dei bambini guardando il telegiornale. Poi sicuramente il massimo era il Carosello e poi a poco a poco anche altre cose.
Poi c’è stata questa situazione di confronto, di confronto con la realtà, la realtà dell’Italia, e sicuramente non era quella che avevamo visto nello schermo della Rai, meno anche nello schermo di Mediaset, perché era una realtà di tante cose. Mi ricordo che, a quell’epoca, noi soffrivamo molto all’idea che eravamo visti come sospetti. Non scorderò mai una notizia del telegiornale. C’era il giornalista davanti alla telecamera nel luogo di un assassinio. Lui disse: “Non c’è nessuna traccia dell’assassino, ma molto probabilmente è stato un albanese”. Era uno stigma che ci faceva molto soffrire, che oramai fa parte del passato.
Sicuramente dall’altra parte c’è stata tutta questa enorme storia di accoglienza, di integrazione in un Paese che, come Luigi diceva prima, per la prima volta era una destinazione, un punto di arrivo per altri e non un punto di partenza per altrove. È stato forse il primo grande esercizio di solidarietà verso dei profughi da parte dell’Italia davanti a queste coste dove c’erano centinaia di migliaia di disperati che non somigliavano per niente a quello che la gente era abituata a guardare, sembravano alieni.
Sicuramente c’è anche l’enorme storia delle relazioni tra l’Albania e l’Italia, una storia fatta di grande solidarietà da parte dell’Italia. Nei momenti più bui l’Italia c’è sempre stata in Albania. Mi ricordo quei momenti terribili del 1997 quando tutto esplose a causa delle finanziarie e il Paese andò veramente sull’orlo del precipizio con tanti morti e tanti feriti. Non c’era più Stato, non c’era più niente, non c’era più legge. Le strade erano praticamente nelle mani di persone che creavano le loro bande. L’Italia arrivò con una grande operazione militare e anche di aiuto diretto.
Romano Prodi è stato l’artefice di questo arrivo. Non è stato l’arrivo di una forza militare per mettere ordine, ma è stato l’arrivo di un Paese amico che ci ha aiutato ad uscirne fuori con tanti aiuti in tutti i sensi. Quel momento è stato un momento chiave per il futuro dell’Albania.
Poi, durante tutto il periodo di ricostruzione terribile, l’Italia è stata sicuramente l’angelo custode dell’Albania – non credo di esagerare –: veramente l’angelo custode dell’Albania, sia quando si è trattato di parlare di Albania nelle sedi internazionali, a Bruxelles soprattutto, sia quando si è trattato di aiutare - ha detto Rama - l’Albania".