Mer11122019

Ultimo aggiornamentoMar, 19 Nov 2019 1pm

Nel museo di Ostuni sarà visitabile "La madre più antica del mondo"

Sono state completate le complesse operazioni di restauro e sistemazione, a cura del prof. Donato Coppola, della gestante del Paleolitico superiore, che possiamo definire “La madre più antica del mondo”, repertata come “Ostuni 1”, riferibile ad una donna di circa 20 anni e databile a 28.000 anni, rinvenuta con i resti del suo feto in grembo. L’interessante reperto sarà a giorni visitabile nella sala paleolitica del Museo di “Civiltà preclassiche della Murgia meridionale” di Ostuni, presso la Chiesa di San Vito Martire (Monacelle), nel Centro Storico di Ostuni, in via Cattedrale. I resti dell’eccezionale rinvenimento, effettuato dall’equipe del Prof. Donato Coppola nella grotta-santuario di Santa Maria di Agnano sulle colline di Ostuni, sono stati collocati in una speciale teca attrezzata al fine di riunire simbolicamente la madre ed il nascituro. I resti antropologici originali sono contornati dai calchi di scavo della stessa sepoltura Ostuni 1 e da quello di Ostuni 2, databile a 30.000 anni fa. La sala del diorama con una realistica ricostruzione del seppellimento e della grotta santuario conclude l’illustrazione dei resti.
Già agli inizi della prossima settimana è prevista la cerimonia di presentazione al pubblico, con relazioni del prof. Donato Coppola (Dipartimento di Scienze dell’Antichità e del Tardoantico dell’Università degli Studi “Aldo Moro”di Bari) e del Prof. Eligio Vacca (Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi “Aldo Moro”di Bari), con la partecipazione del Sindaco di Ostuni dott. Gianfranco Coppola, del Soprintendente per i Beni Archeologici della Puglia dott. Luigi La Rocca e di altre autorità. Il Presidente della “Istituzione Museo di Civiltà preclassiche della Murgia meridionale”, avv. Michele Conte, nell’evidenziare l’unicità del reperto, ritiene che questo ulteriore impegno del Museo di Ostuni, di notevole portata culturale, rappresenta il momento chiave per proiettare verso una “dimensione mondiale” il Museo stesso, luogo dell’esposizione, e il Parco Archeologico di Santa Maria d’Agnano, luogo del ritrovamento.