Dom18082019

Ultimo aggiornamentoGio, 01 Ago 2019 4pm

Due poliziotti finiscono in carcere e un altro ai domiciliari per aver svolto a pagamento indagini su infedeltà coniugali. I nomi

Sapevano bene di commettere reato ma lo facevano lo stesso. Sono tre i poliziotti arrestati a Foggia per aver svolto indagini private su commissione per accertare presunte infedeltà coniugali. Lo facevano utilizzando cimici e altre apparecchiature per le intercettazioni ambientali e telefoniche.

Ad essere accompagnato in carcere dai suoi colleghi c'è anche un ispettore: Angelo Savino, 45enne, assistente capo della polizia, per la verità già sospeso per pregresse vicende giudiziarie. In precedenza era in servizio al commissariato di Manfredonia. In carcere ora c'è finito anche l’assistente capo Alfredo De Concilio, di 38 anni, in servizio al reparto mobile di Napoli. Ha potuto invece beneficiare dei domiciliari l'agente Paolo Ciccorelli, in forza alla sezione di Foggia della Polizia Postale. Costui era ritenuto l'informatico del gruppo composto, secondo gli inquirenti, anche da una guardia giurata che si è resa irreperibile ma sarà sottoposta agli arresti domiciliari. A quest'ultima erano affidati i compiti di pedinare i soggetti da controllare. I quattro sono accusati, a vario titolo, di corruzione, accesso abusivo al sistema informatico del Ministero, falso e peculato.

Il primo episodio accertato dagli inquirenti risalirebbe al 2012. Fu in questa circostanza che l’assistente capo Angelo Savino riuscì addirittura ad inserire il nome e il numero di telefono del soggetto da monitorare per motivazioni private alla lista delle utenze telefoniche da intercettare per ragioni di servizio. Un favore fatto senza alcun compenso. Il pagamento, invece, ci sarebbe stato – secondo quanto rivelano gli inquirenti – per tutti i casi compiuti nel 2014. La tariffa del servizio? Soltanto 300 euro. Un modo per arrotondare lo stipendio.  

il questore della provincia di Foggia, Piernicola Silvis, ha detto che questi "colleghi della polizia di stato avevano messo su, sostanzialmente, una agenzia di investigazioni parallela. Ma in questa vicenda abbiamo deciso di metterci la faccia: è fondamentale fare pulizia dentro le forze dell’ordine e dare un segnale di speranza alla cittadinanza: noi ci siamo, e siamo pronti a guardare all’interno e mettere in discussione tutte le organizzazioni pubbliche e non pubbliche”.

In conferenza stampa per il illustrare i risultati dell'indagine che ha portato ad emettere ordinanza di custodia cautelare per i tre poliziotti e per la guardia giurata c'era anche il procuratore capo di Foggia il quale ha esortato i cittadini a denunciare senza timore: “Quando l’apparato-Stato e le istituzioni hanno la forza e il coraggio per guardarsi dentro e scorgere la presenza di ‘mele marce’ vuol dire che siamo in presenza di meccanismi di verifica, controllo e resistenza che consentono all’organo di funzionare bene. Non si può chiedere alla popolazione di collaborare con la giustizia e non delinquere se non si assicura controllo su chi deve far rispettare per primo la Legge. Allora collaborate: se siete a conoscenza di situazione del genere, parlatecene".  (Rezarta Tahiraj)