Lun20052019

Ultimo aggiornamentoMar, 30 Apr 2019 9pm

Presidente Emiliano e il caso Ilva: com'è possibile che un impianto continui a funzionare nonostante la magistratura accusi i precedenti gestori di reati così gravi? Nel frattempo la Corte europea dei diritti umani mette sotto processo lo Stato italiano,

E' iniziato oggi nell’aula Alessandrini del tribunale di Taranto il processo 'Ambiente svenduto'. La Regione si è costituita parte civile e per farlo il governatore Michele Emiliano ha voluto esserci sedendosi accanto al nuovo procuratore capo. Tutto questo mentre da Strasburgo la Corte europea dei diritti umani ha formalmente messo sotto processo l'Italia per non aver protetto la salute della popolazione tarantina dalle disastrose conseguenze dell'inquinamento ambientale. 

Alla sbarra ci sono 47 imputati: tre società e 44 persone. Tra questi, i fratelli Fabio e Nicola Riva, della proprietà Ilva (oggi in amministrazione straordinaria), l’ex governatore della Puglia Nichi Vendola, il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, l’ex presidente della Provincia Gianni Florido, l'ex presidente dell’Ilva Bruno Ferrante, l’ex responsabile dei rapporti istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà, gli ex direttori di stabilimento Luigi Capogrosso e Adolfo Buffo.

Emiliano ai giornalisti ha dichiarato che “Questo non è un piccolo processo per limitati episodi di inquinamento ambientale. Bisogna sanare un’apparente incongruità: com'è possibile che un impianto continui a funzionare nonostante la magistratura accusi i precedenti gestori di reati così gravi? Tutto questo può accadere grazie ai decreti che hanno 'sospesò le possibilità di tutelare la salute dei cittadini tarantini”.

La Regione non è la sola ad essersi costituita parte civile in questo processo. Risultano oltre mille i soggetti già ammessi a tale ruolo. Inoltre, decine di altre richieste sono state presentate nel corso dell’udienza dall’Asl di Taranto: familiari di operai e cittadini morti di tumore, Fondo antidiossina, rappresentanti di cooperative, organizzazioni onlus, Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, Codacons e Enpa (Ente protezione animale).

La Corte d’Assise, dopo una camera di consiglio di oltre tre ore, ha aggiornato l’udienza al 14 giugno prossimo per un difetto di notifica eccepito dall’avv. Vincenzo Vozza per conto di Cesare Corti, funzionario dell’Ilva. Le notifiche erano arrivate infatti al vecchio difensore dell’imputato, che aveva invece eletto il proprio domicilio presso Riva Fire.

E' stata una giornata molto importante per Taranto perché in concomitanza con il processo sono giunte da Strasburgo notizie e decisioni interessanti su cause e conseguenze dell'inquinamento ambientale in città.

La Corte europea dei diritti umani ha messo sotto processo lo Stato italiano con l’accusa di non aver protetto dagli effetti negativi delle emissioni dell’Ilva la vita e la salute di 182 cittadini di Taranto (che avevano presentato circostanziata denuncia) e dei comuni vicini. Le denunce erano state inoltrate all'organo di giustizia europeo di Strasburgo tra il 2013 e il 2015 per evidenziare che “lo Stato non ha adottato tutte le misure necessarie a proteggere l’ambiente e la loro salute”. Accogliendo quei ricorsi significa che sono molto forti le prove presentate dai ricorrenti contro l'operato dello Stato.

I ricorrenti contestano al governo di aver autorizzato che il siderurgico continuasse a funzionare utilizzando i cosiddetti decreti “salva Ilva”. Lo Stato, in questo modo, avrebbe violato il loro diritto alla vita, al rispetto della vita privata e familiare.

il vescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, giudica la decisione della Corte di Strasburgo “un attacco diretto e formale allo Stato italiano in cui si chiede che venga fatta luce sulla questione in maniera adeguata. Ci si chiede inoltre se in questi anni, dal 2012 ad oggi, siano state portate avanti le bonifiche sul territorio. Allo stesso tempo resta aperta anche la questione occupazionale”. (Carmelo Molfetta)