Dom25082019

Ultimo aggiornamentoGio, 01 Ago 2019 4pm

Il patrimonio sequestrato era stato accumulato da Giuseppe Scardi, ritenuto affiliato al clan 'Piarulli-Ferrao' di Cerignola

Tutto o quasi intestato a familiari e prestanome. E' così che Giuseppe Scardi, 51 anni, ritenuto affiliato al clan 'Piarulli-Ferrao' di Cerignola (Foggia), credeva di ingannare sia l'agenzia delle Entrate che le forze dell'ordine. Le indagini della magistratura, però, hanno smascherato il “trucco” e svelato la verità. Ben 15 autovetture ad uso privato ed aziendale, in ottimo stato d'uso, tra cui alcune "fuori serie" e poi immobili a Canosa di Puglia, diversi capannoni industriali e alcuni terreni oltre a disponibilità finanziarie e finanche una concessionaria con annesso garage e autolavaggio. Il valore complessivo stimato è di circa due milioni di euro. Ora tutto è stato sequestrato, in applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari.

Si è arrivati a questo a conclusione di un'indagine patrimoniale avviata nel marzo 2014. E' stato accertato che Scardi dichiarava modesti redditi nonostante l'enorme patrimonio anche immobiliare a lui comunque riconducibile. Patrimonio, secondo quanto risulta dalle indagini investigative, accumulato nel tempo mediante guadagni ottenuti da attività illecite.

Il contrasto ai patrimoni illeciti è uno dei mezzi, forse il più importante, per un decisivo contrasto all’attività delinquenziale. Privando i clan mafiosi delle risorse economiche e della facoltà d’uso dei beni oggetto di sequestro si riesce a depotenziare la loro capacità criminale forse più di quanto possa fare la detenzione in carcere.

Nel caso specifico, tenendo conto delle dichiarazioni dei redditi, Scardi, pregiudicato per i reati di associazione di tipo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti, almeno sulla carta “non aveva denaro sufficiente neanche per mangiare” eppure – secondo la DIA (Direzione investigativa antimafia) - erano tanti i beni e le disponibilità finanziarie a lui comunque riconducibili. Per casi del genere scatta l’articolo 12 sexies del Dl 306/1992 che consente di procedere al sequestro dei beni e, in caso di condanna, alla confisca. Un’operazione - è opportuno chiarire-  che dunque prescinde dai reati commessi dall’indagato. (Giancarlo Vincitorio)