Ven24052019

Ultimo aggiornamentoMer, 22 Mag 2019 8pm

E' ora in carcere una donna di 31 anni, tenente di vascello, accusata in concorso di corruzione e turbativa d'asta

Non era mai accaduto prima. Francesca Mola è la prima donna militare ad essere arrestata per corruzione in merito ad una gara d'appalto da appaltare al costo di oltre 11 milioni di euro per le basi della Marina militare di Taranto e Napoli. La stessa accusa, concorso in corruzione e turbativa d’asta, che il 15 settembre portò all'arresto del suo superiore di grado: il capitano di vascello Giovanni Di Guardo, direttore di Maricommi. Lei, tenente di vascello Francesca Mola, 31 anni, è responsabile dell’ufficio contratti della direzione di Commissariato di Taranto. Mola è ritenuta dagli inquirenti stretta collaboratrice del Di Guardo e quest'ultimo è stato arrestato dalla guardia di finanza in flagranza mentre riceveva del denaro: 2500 euro in contanti.

Agli arresti c'è anche il presunto corruttore: l'ex sindaco di Roccaforzata, Vincenzo Pastore, che nella vicenda indossa le vesti dell'imprenditore interessato all'aggiudicazione del grosso appalto: 11 milioni e 300mila euro in tre anni per le pulizie nelle basi della Marina militare di Taranto e Napoli. Pastore è presidente della cooperativa Teoma. In cambio i due militari avrebbero ricevuto – secondo quanto risulta dalle indagini - circa 200mila euro e auto di lusso.

Insomma si allarga l'inchiesta sulle tangenti nella Marina militare Gli uomini della Guardia di Finanza per arrestare la donna hanno atteso che ieri sera rientrasse a casa. Sono andati infatti nella sua abitazione di Crispiano, nel Tarantino, per notificarle un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Valeria Ingenito. Dalle indagini risulta che dal presunto corruttore la donna avrebbe ricevuto un anticipo sulla somma dell’accordo di circa 12.500 euro. Nel frattempo Ingenito ha provveduto a convalidare, proprio come richiesto dal pm, i due arresti arresti del 15 settembre in quanto pare che entrambi, nel corso dell'interrogatorio di garanzia, abbiano in parte ammesso alcune circostanze importanti dei fatti a loro contestati. D'altra parte Pastore, Di Guardo e Mola sono stati pedinati e intercettati per mesi. A luglio, ad esempio, i finanzieri ritengono che il capitano di vascello abbia intascato diecimila euro e che il 15 settembre oltre a quei 2500 euro consegnate da Pastore nella mani del Di Guardo in casa di quest'ultimo c'era un'altra mazzetta di banconote da 50 euro per altri 2500 euro.

Purtroppo questi arresti confermano che nell'ambiente militare pugliese si è continuato a gestire gli appalti con il metodo della corruzione nonostante gli altri altrettanto clamorosi arresti nella stessa base di Maricommi a Taranto. A marzo, infatti, sono state chiuse le indagini su un giro di presunte tangenti estorte ad imprenditori dai vertici della base. Sono undici gli imputati per concussione riferiti a quella vicenda: dall’ex direttore della base, Fabrizio Germani, agli ex vice direttori Marco Boccadamo, Giuseppe Coroneo e Riccardo Di Donna. L’udienza preliminare è fissata per il 25 novembre.

Nel frattempo la Marina Militare è intervenuta per affermare di avere fiducia nel lavoro dei magistrati: “che si faccia chiarezza al più presto su tutta la faccenda, che si possano rapidamente chiudere le indagini e definire la posizione di chi è coinvolto. Nel frattempo la fiducia nel lavoro della magistratura è totale".

La Marina Militare evidenzia che "dagli approfondimenti interni condotti risulta che nessun atto amministrativo di impegno da parte della Marina Militare è stato assunto in quanto la gara in questione non si è svolta e l'appalto non è stato aggiudicato. L'intervento dello Stato ha quindi scongiurato il compimento di ulteriori reati che avrebbero portato a maggior nocumento per la pubblica amministrazione. L'emergere di questi fatti, per i quali la responsabilità è personale - conclude la nota stampa diffusa dalla Marina- testimonia che le istituzioni funzionano e hanno la meglio sul malaffare e su chi crede di poter tradire il giuramento prestato". (Carmelo Molfetta)