Sab17112018

Ultimo aggiornamentoVen, 16 Nov 2018 3pm

Arrestati perché accusati di fare parte di un clan mafioso nel Gargano

Sono accusati di essere affiliati ad un clan mafioso che agisce nel Gargano. Il capo clan è il noto pregiudicato Girolamo Perna. Gli uomini delle squadre mobili di Foggia e Bari e dal Servizio centrale Operativo hanno effettuato numerosi arresti questa mattina a Vieste, sul Gargano. I reati contestati agli arrestati: associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione armi. Tutti reati aggravati dal contesto mafioso.  

Sono sette le persone ritenute fedelissime al clan mafioso di Girolamo Perna, sulla base di indagini coordinanti dai magistrati della Dda di Bari. Questi i nomi: Claudio e Giovanni Iannoli, considerati i luogotenenti del boss Perna che si trovavano già in carcere, Giovannantonio Cariglia, Stefan Cealicu, Raffaele Giorgio Prencipe, Carmine Romano e Giuseppe Stramacchia. 

Gestivano il traffico di grandi quantitativi di droga che ordinavano e si facevano consegnare dall'Albania. Nell'organizzazione venivano utilizzati anche ragazzini di soli 12 anni. 

Il gruppo mafioso stata pianificando il massacro degli appartenenti ad un clan rivale: quello capeggiato dal boss Notarangelo ucciso nell'aprile scorso. La concorrenza spietata tra i due gruppi per il controllo del territorio, con pizzo imposto sugli imprenditori e lotte per la gestione dello spaccio, è iniziata.- a parere degli inquirenti -  proprio dopo l’omicidio di Notarangelo. Da quel momento è iniziata infatti “una lunga scia di sangue con 14 delitti di sangue, sei omicidi, otto tentati omicidi e una lupara bianca“.

“La criminalità foggiana rappresenta una emergenza nazionale”, ha ricordato l’aggiunto Francesco Giannella, responsabile dell’Antimafia barese che è competente sulla provincia di Foggia. “È una Capitanata insanguinata, in cui dobbiamo fare i conti con i morti ammazzati dalla mafia – ha detto il pm della Dda, Giuseppe Gatti – con 300 omicidi in 30 anni, l’80 per cento dei quali irrisolti”. Gli ultimi arresti vanno proprio in questa direzione: quella di normalizzare un territorio martoriato dalle faide mafiose. (R.T.)