Ven03122021

Ultimo aggiornamentoGio, 02 Dic 2021 5pm

Con una multa il comandante della polizia locale avrebbe fornito un alibi a presunti assassini

C'è anche il comandante della Polizia locale di Sammichele di Bari, Domenico D'Arcangelo, tra gli arrestati oggi a Bari dalla polizia a conclusione di indagini in riferimento ad un omicidio e un tentato omicidio compiuti a Bari il 24 settembre 2018. In quell'agguato venne ucciso, nel quartiere Carbonara, a Bari, Michele Walter Rafaschieri, di 24 anni, e i killer tentarono di assassinare pure suo fratello Francesco Alessandro Rafaschieri, 34 anni. Il comandante della polizia D'Arcangelo non è ritenuto direttamente coinvolto nel delitto ma avrebbe favorito gli assassini. La premessa è che il grave fatto di sangue trae origine da una guerra di mafia e che gli arrestati di oggi, ad eccezione di D'Arcangelo, sono presunti affiliati o capi di cosche malavitose, più precisamente sono riconducibili al clan Parisi-Palermiti. 

Il comandante della polizia municipale è accusato di aver fatto pressione ad un'agente per costringerla a fare una contravvenzione ad un pregiudicato in modo tale da fornire a quest'ultimo un alibi certo che lo allontanasse dalla scena dell'omicidio. L'uomo da favorire era Giovanni Palermiti che gli inquirenti ritengono uno degli esecutori del piano omicida assieme a Filippo Mineccia. La contravvenzione della vigilessa attestata falsamente che Giovanni Palermini, quel giorno e in quell'ora dell'assassinio, era alla guida di una Fiat Doblò e viaggiava contromano nel comune di Sanmichele di Bari, cioè a circa 35 chilometri da Bari dove c'era stato l'agguato omicida. 

Le indagini sono state coordinate dal pm Fabio Buquicchio e il procuratore aggiunto Francesco Giannella della Direzione Distrettuale antimafia. Gli inquirenti ritengono che il comandante della polizia locale abbia ricevuto, per il favore fatto a Giovanni Palermini, il regalo di un iphone e denaro. Oltre a Domenico D'Arcangelo, sono stati arrestati oggi dalla polizia 8 pregiudicati. Questi sono i loro nomi: Palermiti Giovanni, detto “Gianni”, di anni 45, figlio del presunto capo clan Eugenio; Mineccia Filippo, detto “u’russ”, di anni 37, genero di Palermiti Eugenio; Ruggieri Michele, di anni 35; Campanale Riccardo, di anni 27; Lavermicocca Domenico, di anni 31; Mastrorilli Giovanni, detto “Nino”, di anni 45; Triggiani Francesco, di anni 45; Catalano Gianfranco, di anni 36.