Lun04032024

Ultimo aggiornamentoVen, 16 Feb 2024 9am

Condannato anche imprenditore pugliese Vito Ladisa. Assolto invece Giacomo Mescia

Assolto dall'accusa di finanziamento illecito il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. La sentenza è stata pronunciata oggi pomeriggio dal Tribunale di Torino. Per lo stesso episodio sono stati invece condannati l'ex capo di gabinetto di Emiliano e un noto imprenditore pugliese. Tra i condannati c'è Claudio Stefanazzi che all'epoca dei fatti era capo di gabinetto del presidente Emiliano. Ora Stefanazzi è parlamentare del Partito Democratico.  Erano due gli episodi contestati a Stefanazzi dall'accusa ma è stato valutato colpevole solo uno di essi.

L'imprenditore condannato è il barese Vito Ladisa. Assolto invece un altro imprenditore: il foggiano Gaetano Mescia.

La giudice Alessandra Salvadori ha condannato sia Ladisa che Sefanazzi a 4 mesi di reclusione e al pagamento di 20mila euro di multa. La richiesta di colpevolezza fatta dal pm Giovanni Caspani era di 8 mesi di carcere e 60 mila euro di multa per Ladisa e 8 mesi di carcere e 30mila euro di multa per Mescia. Per ciascuno dei due politici, Michele Emiliano e Claudio Stefanazzi, la condanna chiesta dal pm era invece di un anno di carcere e 90mila euro di multa.  

Il finanziamento illecito era riferito alla campagna di comunicazione utilizzata da Michele Emiliano per candidarsi alla segreteria nazionale del PD in contrapposizione alla candidatura di Matteo Renzi. Il finanziamento che il pm valutava come occulto ammontava a 65mila euro ed era ripartito in due fatture che tardavano ad essere pagate alla società Eggers di Pietro Dotti.  A saldare una fattura fu poi Giacomo Mescia e l'altra fu pagata da Vito Ladisa. Entrambi i due imprenditori pugliesi risultano essere stati già finanziatori di Emiliano in precedenti campagne elettorali. Per la procura il pagamento di quei 65mila euro integravano un finanziamento occulto in quanto i compensi sarebbero stati fatturati come corrispettivo per servizi erogati a favore della Margherita srl e della Ladisa ristorazione srl, senza alcun riferimento alla campagna di Emiliano. Secondo la ricostruzione del pm, il capo della Eggers avrebbe tolto quelle informazioni dal documento fiscale proprio su indicazione di Stefanazzi.

Al pronunciamento della sentenza oggi nel Tribunale di Torino il governatore Emiliano non era presente. Inoltre risulta che Michele Emiliano non è stato mai interrogato nel corso dell'inchiesta giudiziaria. 

Come ha giustificato l'ipotesi accusatoria il pm? Dagli atti la posizione del pubblica accusa risulta chiara: “Siamo in presenza di un pagamento effettuato per interposta persona. Dalla lettura delle fatture non si capisce che Mescia e Ladisa pagano la campagna elettorale di Emiliano. Le fatture lasciano capire che pagano per servizi erogati nei loro confronti. In questa maniera diventa un finanziamento occulto”, ha dichiarato il pm nella sua ricostruzione. Secondo questa tesi, poi, l’entourage del governatore avrebbe interloquito personalmente con i tre imprenditori tagliando fuori l’associazione Piazze d’Italia, il collettore dei finanziamenti per la corsa alle primarie di Emiliano, che all’epoca “deteneva un ruolo di indirizzo politico”.

La sentenza di oggi non chiude del tutto la vicenda giudiziaria che resta aperta alla possibilità di un giudizio in secondo grado soprattutto per i condannati.