Mer23062021

Ultimo aggiornamentoMar, 08 Giu 2021 3pm

Anche oggi ci vorrebbe quel grandre statista democristiano dice l'assessore regionale Gianni Stea

“Il terrorismo non è riuscito a realizzare l’ambizione di rappresentare una cesura, uno spartiacque nella storia d’Italia. Negli Anni di piombo, è la statura della nostra democrazia, è la Repubblica ad avere prevalso contro l’eversione che aveva nel popolo il proprio nemico”. Il consigliere regionale dei Popolari e assessore al personale Gianni Stea, cita le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella giornata dedicata a tutte le vittime del terrorismo e nel ricordo di Aldo Moro, a 43 anni dal ritrovamento del corpo senza vita dello statista: “Era il 9 maggio 1978 quando il cadavere del leader della Democrazia Cristiana fu ritrovato nel bagagliaio di una Renault 4 rossa in Via Caetani a Roma, ucciso dalle Brigate Rosse con una scarica di proiettili nel petto dopo una prigionia lunga 55 giorni. Avevo 13 anni, ma ricordo bene il dolore e la commozione che mi causarono quelle immagini. Piangevo disperato come se fossi suo figlio, perché vedevo la foto di mio padre abbracciato a lui, come due fratelli - ricorda Stea”. 
“Uno Stato non è veramente democratico se non è a servizio dell’uomo, se non ha come fine supremo la dignità, la libertà, l’autonomia della persona umana, se non è rispettoso di quelle formazioni sociali nelle quali la persona umana liberamente si svolge e nelle quali essa integra la propria personalità.” Sono le parole che Aldo Moro pronunciò in Assemblea Plenaria il 13 aprile 1947 e “che sono alla base della formazione politica e dell’azione quotidiana di chi si è formato alla scuola della Democrazia Cristiana. Chi nasce democristiano non può che abbracciare tali ideali per tutta la vita - sottolinea Stea - ricordando ancora il forte legame tra la sua famiglia e Moro. “Grande amico di mio padre, Mimì, già sindaco di Adelfia e segretario cittadino della Dc. E proprio ad Adelfia al fianco di mio padre, Moro tenne uno dei suoi primi comizi in Puglia. Un legame fortissimo, sincero, leale che acuì il mio dolore in quel 9 maggio del 1978, quando mio padre era ormai scomparso da molti anni. Oggi ci vorrebbe un Moro perché solo lui saprebbe come quadrare il cerchio tra larghe e larghissime intese e opposizioni che navigano sempre più verso gli estremi sfociando a volte in un'insopportabile anti democrazia - aggiunge Stea”. “E oggi torno con forza ad affermare che la sua vita e la sua morte, velata di misteri, assieme a quella di tutte le altre vittime del terrorismo, rappresentano un ricordo che deve continuare a scandire quotidianamente il nostro agire politico e civile”.

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