Lun29112021

Ultimo aggiornamentoLun, 29 Nov 2021 5pm

La denuncia del sindacato Usb: aziende appaltatrici non hanno soldi per pagare gli stipendi

Sono una decina le navi ferme nelle acque del porto industriale di Taranto, in attesa di scaricare le materie prime necessarie per la marcia degli impianti ex Ilva: Cokeria, Altoforno e Agglomerato. Sono bloccate e restano ferme perché attengono che l'azienda, Acciaierie Italia, faccia i pagamenti. Lo afferma Franco Rizzo, coordinatore provinciale Usb Taranto. A parere del sindacalista pare che solo una delle navi ferme potrebbe essere messa in condizione di scaricare nelle prossime ore.

"Nel frattempo, centinaia di migliaia di euro di penali (controstallie), verranno pagate con i soldi dei contribuenti, per ogni giorno di fermo in attesa che Acciaierie d’Italia si ricordi di pagare - fa notare Rizzo - il quale evidenza che le aeree I II ed il IV sporgente sono completamente fermi da stamane e i lavoratori rimandati a casa, mentre il V fermo per lo scarico ed in marcia per il carico".
Intanto alcune aziende di appalto hanno comunicato l’impossibilità di pagare gli stipendi, in tutto o in parte, a causa dei continui ritardi cronici nel pagamento delle fatture scadute da parte di Acciaierie d’Italia.
Rizzo aggiunge che "alla luce delle recentissime dichiarazioni del ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, che hanno tutto il sapore di una scoperta dell’acqua calda, continuiamo a chiedere con forza al Governo un urgente incontro, perché urgenti sono tutte le questioni che non ci stanchiamo di segnalare, dalle mancanze di manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti che mettono a serio rischio la vita dei lavoratori, fino alle decine di licenziamenti arbitrari che a noi sembrano chiari tentativi di scaricare sull’anello più debole della catena, tutte le responsabilità che l’attuale gestione non accenna ad assumersi, passando per l' appalto che rischia di essere investito da un vero e proprio tsunami con ricadute sociali pesantissime".
"Gestire la più grande acciaieria d’Europa, facendo “cassa” sui lavoratori, sui fornitori e sulle aziende dell' appalto, usati come bancomat dalla gestione corrente, è vergognoso - dice Rizzo che evidenzia come siano tanti "i milioni di euro di soldi pubblici letteralmente buttati a mare".
La conclusione del sindacalista Usb: "È ora che Bernabè e Giorgetti si sveglino dal lungo letargo in cui si sono adagiati. La situazione è grave e ognuno si deve assumere le proprie responsabilità per evitare una catastrofe tra l'altro abbondantemente annunciata".