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Ultimo aggiornamentoLun, 25 Mag 2020 8am

Emiliano cita Che Guevara e critica Renzi per il culto della personalità

"Io non mi dimetto neanche morto, non c'è ragione per consegnarmi al ricatto di chi mi vuole trasformare in un professionista della politica". Michele Emiliano, in un'intervista a Repubblica tv, non lascia equivoci. Lui vuole lasciarsi aperta la possibilità di tornare in futuro a fare il magistrato. Per ora è in aspettativa e quel posto da magistrato sostiene che debba essergli conservato di diritto anche se ora di mestiere fa il politico e da due anni è presidente della Regione Puglia. "Non c'è nessuna ragione -spiega Emiliano - per cui uno debba dimettersi dal suo lavoro per candidarsi, è pazzesco che un magistrato sia incompatibile con la politica, questa è la teoria di Davigo che è terrorizzato e considera la politica una suburra in cui c'è il rischio di contaminarsi".

In riferimento alla kermesse al Lingotto il governatore della Puglia e candidato alla segreteria Pd accusa Renzi di incentivare il culto della personalità. "Ho partecipato ai funerali di Berlinguer qui in città: era un leader potentissimo ma non c'era il culto della personalità e se ci fosse stato non lo avrebbe consentito. Anche Aldo Moro, altro grande leader, non si faceva gestire come un ayatollah o un leader carismatico senza contenuti. Il Lingotto ha compattato tutti quelli che dovrebbero sostenere Renzi per essere sicuri del sostegno. Ricorda una pratica vecchia, la riunione di De Luca con gli amministratori per il referendum. Hanno fatto una bella riunione in cui hanno detto, 'dobbiamo votare tutti per Renzi'. Poi bisogna vedere, come al referendum, se lo faranno".

Emiliano torna ad etichettare Renzi come uomo dei “poteri forti”. "Noi perdiamo consensi – spiega il pugliese al giornalista - perché il Pd è il partito dei banchieri e dei petrolieri, perché Renzi si è preoccupato più delle banche che delle persone senza lavoro, più delle grandi imprese che delle piccole e medie imprese".
Emiliano considera insomma Renzi come un uomo che non affronta i problemi della sicurezza nelle città: "Renzi non parla mai di lotta alla mafia né di sicurezza nel nostro territorio. Perché il mondo finisce a Roma, nella bolla mediatica del nulla rilucente. Come il Lingotto. Io devo dimostrare che il nulla lucente, il renzismo, ha alternative nel Pd". E le alternative – a parere di Emiliano – non sono neppure due ma una soltanto: quella con il suo nome perché per quanto riguarda l'altro candidato d'opposizione, cioè Orlando, dice: "Ora ha un pentimento tardivo Orlando, dopo aver condiviso tutto del governo Renzi. L'unica alternativa al renzismo in questo momento è la mia mozione", conclude Emiliano.

Ma c'è spazio anche per il suo mitico Che Guevara: "Era un mito della mia gioventù e diceva 'Chi non lotta ha già perso".

Michele Emiliano vuole lottare nel PD alla conquista del singolo voto e dimostrare di avere più consenso di Orlando. In questo modo può dire all'Italia che il numero due del PD è lui e se Renzi sbaglierà nelle prossime elezioni politiche allora la guida del partito dovrà passare nelle sue mani.  (Mauro De Carlo)