Dom31052020

Ultimo aggiornamentoVen, 29 Mag 2020 2pm

Puglia vuole referendum su soppressione Tribunali

Nelle province di Brindisi, Lecce e Taranto le sezioni staccate che sono state soppresse o sono in via di soppressione sono quelle di Ostuni, Francavilla Fontana, Fasano, Mesagne, Ginosa, Grottaglie, Manduria, Martina Franca, Maglie, Casarano, Campi Salentina, Galatina, Gallipoli, Nardò, Tricase.

Ieri si è registrato il "Sì" del Consiglio regionale all’adesione della Puglia ai tre quesiti referendari promossi dalla Regione Abruzzo che puntano ad evitare la soppressione di alcuni tribunali. Sui primi due i votanti sono stati 43, con 38 voti a favore e 5 astensioni. Sull’ultimo rispettivamente 41 e 4.  I due vice presidenti del Consiglio regionale, Nino Marmo e Antonio Maniglio sono stati designati quali delegati, rispettivamente effettivo e supplente, del Consiglio regionale della Puglia.
Il capogruppo PD Giuseppe Romano ha in apertura abbandonato, a titolo personale, i lavori non condividendo nel metodo e nel merito l’iniziativa.
 Sulla stessa linea Michele Monno (PD) che ha comunque partecipato ai lavori e  che ha ricordato la sua posizione critica già  espressa sulla questione nella seduta del Consiglio regionale del 24 settembre 2013. Non è possibile opporsi – ha detto - a “una politica di riforme sulla giustizia, condivisa sia dal Governo , sia dal CSM, cosa persino nuova nel nostro Paese. Per fare una buona giustizia civile non servono tanti tribunali decentrati. Questa è una follia, perché serve, invece, un buon sistema informatico” che è già partito nel nostro Paese. Così come è importante lavorare sugli archivi favorendone la concentrazione ,  sull’informazione e sul processo telematico. “Fare tantissime cause in Italia – ha proseguito Monno - non è un segno di civiltà”.
“Un carico notevole di cause di lavoro, di cause di condomini, di cause di incidenti stradali è una situazione aberrante del nostro Paese all’interno delle democrazie occidentali. Quindi  la semplificazione e i processi alternativi vanno incentivati”. “Se ognuno si arrocca sui piccoli comuni – ha concluso - dicendo che il diritto alla giustizia in termini di prossimità è un valore di per sé per cui nulla debba cambiare, la destra fa finalmente il suo mestiere, fa la destra, la destra conservatrice. Al contrario, mi meraviglia la sinistra che rimane bloccata su queste condizioni, su queste situazioni. Mi dispiace, ma io sono con il Governo non per patacca, ma perché credo che occorra osare e, quindi, procedere alle riforme”.
In precedenza la posizione dell’opposizione era stata riepilogata da Giacomo Gatta (FI),  secondo cui   l’adesione ai quesiti referendari è stata motivata dall’esigenza di garantire “una giustizia di prossimità, che si traduce molte volte in casi di denegata giustizia soprattutto ai danni delle fasce meno abbienti. È assolutamente noto che oggi, con la soppressione delle sezioni distaccate di tribunale, l’utenza della giustizia debba rivolgersi presso le sedi ordinarie dei tribunali, chiaramente con una maggiorazione di costi, che sono stati stimati dagli uffici ministeriali addirittura in un aggravio di oltre il 15 per cento delle spese di causa, a fronte tra l’altro di un aumento complessivo di circa il 700 per cento delle spese di giustizia, occorrenti quindi per l’espletamento degli affari ordinari della giustizia”.
A favore dell’adesione ai referendum  anche Ruggiero Mennea (PD), secondo cui il provvedimento in discussione   “non è un atto contro nessuno, ma è a favore della popolazione pugliese, degli addetti ai lavori, dei dipendenti della giustizia che oggi si vedono moltiplicati i costi della giustizia, oltre a quelli dell’edilizia  giudiziaria. È stato dimostrato, come ha detto nel merito la risposta della Corte costituzionale, che i costi della giustizia sono aumentati di cinque volte, altro che spending review!”
L’iniziativa referendaria è prevista dall’art. 75 della Costituzione quando la richiedono almeno cinque Consigli regionali per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge.
Nel caso in questione si tratta della riorganizzazione degli uffici giudiziari messa in atto dal Governo Monti, nella parte che prevede la soppressione in tutto il Paese di 30 Tribunali, 30 Procure della Repubblica e 220 sezioni distaccate di Tribunali.
Le Regioni interessate sono, oltre all’Abruzzo e alla Puglia, la Campania, la Basilicata e la Sicilia.