Dom26092021

Ultimo aggiornamentoMer, 22 Set 2021 11am

Rinviato a dicembre processo ambiente svenduto: 47 imputati

Un difetto di notifica è stato sufficiente per bloccare subito il megaprocesso Ilva, denominato impropriamente “ambiente svenduto”, e rinviare l'udienza al primo dicembre. Da quel giorno e per tutte le udienze successive il processo si svolgerà nell’aula magna della Scuola volontari dell’Aeronautica militare di Taranto perché, come dimostrato oggi, l’aula Alessandrini della Corte d’Assise di Taranto non ha la capienza necessaria per ospitare 47 imputati, centinaia di avvocati e oltre mille soggetti che sono stati ammessi come parte civile.

Tra quei 47 imputati ci sono tanti nomi considerati eccellenti della politica, delle istituzioni e del comparto industriale. E' il caso dell’ex governatore della Puglia, Nichi Vendola, accusato di aver condizionato il direttore dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, per rendere i valori dell'inquinamento più favorevoli all’Ilva. L'accusa per l'ex presidente della Puglia è di concussione. Assennato invece risponderà di favoreggiamento. Oltre a Vendola, sono imputati Fratoianni, che all'epoca dei fatti era assessore regionale, e il consigliere regionale Pd, Donato Pentassuglia. Quest'ultimo e Fratoianni sono accusati di favoreggiamento personale. Imputato è anche il sindaco di Taranto Ippazio Stefano (abuso d’ufficio), l’ex presidente della Provincia di Taranto, Giovanni Florido e l’ex assessore provinciale all’Ambiente Michele Conserva (entrambi per concussione).

Per il comparto industriale sono imputati l’ex presidente ed ex prefetto di Milano, Bruno Ferrante, l’ex direttori di stabilimento Luigi Capogrosso, l’ex responsabile rapporti istituzionali, Girolamo Archinà, oltre a un legale Ilva, funzionari ministeriali per l’Aia 2011 e funzionari regionali.

Mentre nel Palazzo di Giustizia il presidente Michele Petrangelo (a latere Fulvia Misserini più i sei giudici popolari) leggeva per circa tre ore gli oltre mille nomi dei soggetti ammessi come parte civile fuori, nella piazza antistante l'edificio, c'è stato un sit-in organizzato dal sindacato Slai Cobas.

Il procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio, ha dichiato che “la storia giudiziaria di Taranto, per quanto riguarda i processi per reati ambientali e per inquinamento, è lunga. L’inizio risale addirittura agli anni ‘80. C'è stata una serie di procedimenti penali portati avanti sulla base di ipotesi di reato che via via salivano sempre più di livello e oggi siamo arrivati dinanzi alla Corte di Assise. Non dimentichiamo che sono stati abbattuti migliaia di capi di bestiame, oltre al problema della mitilicoltura. La sentenza ci dirà se quelle ipotesi di reato erano fondate”.

Ma quali sono i reati contestati in questo processo dinanzi alla Corte d'Assise: dall’associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di acque e sostanze alimentari, dal getto pericoloso di cose all’omissione di cautele sui luoghi di lavoro, dalla falsa testimonianza al favoreggiamento e alla concussione.

Ma quanto durerà questo processo? Già la sola pubblica accusa (rappresentata dal procuratore capo Franco Sebastio, dal suo aggiunto Pietro Argentino e dai sostituti Giovanna Cannarile, Mariano Buccoliero, Remo Epifani e Raffaele Graziano), ha chiesto di sentire 210 testi tra cui 31 imputati. Chissà quali e quanti saranno quelli chiamati a deporre da quell'esercito di avvocati. (Carmelo Molfetta)