Dom26092021

Ultimo aggiornamentoMer, 22 Set 2021 11am

Contestate dichiarazioni direttore generale Asl taranto in commissione parlamentare su gravità inquinamento

Niente catastrofismi ma neppure descrizioni idilliache perché a Taranto la qualità della vita è quella che è: fortemente condizionata dall’inquinamento prodotto dall’Ilva. Occorre essere realisti. Ed invece la direzione dell’Asl jonica sembra proprio che abbia voluto forzato le parole nel descrivere la situazione tarantina nel corso dell’audizione parlamentare sulla cessione del gruppo Ilva.

In sintesi: il direttore generale dell’Asl tarantina avrebbe affermato che "l'aria di Taranto sarebbe migliore di quella di molte città del nord Italia". Un’affermazione, questa, che può fare piacere i tarantini a tal punto da ignorare il crescente numero di morti di tumore e smettere di lagnarsi? E cosa significa che in alcune città settentrionali si sta peggio? C’è forse da godere di questo? E poi è giusto pronunciare queste frasi? Ci sono riscontri scientifici oppure sono parole lasciate libere al vento per il solo gusto di sentirne il suono?

Sull’argomento è intervenuto anche l’Ordine dei Medici di Taranto che ha fortemente criticato l’infelice uscita sia del direttore generale dell’ASL che di alcuni politici locali nel corso della citata audizione parlamentare.

Il presidente dell’Ordine dei Medici di Taranto Cosimo Nume e la pediatra Annamaria Moschetti (presidente della Commissione Ambiente dello stesso Ordine) dichiarano che quelle affermazioni non sono corrette perché “le polveri riscontrabili in atmosfera a Taranto sono qualitativamente differenti e pertanto non paragonabili a quelle di altre realtà italiane, così come riportato nello studio Sentieri. L’equiparazione sulla base del solo criterio quantitativo è scientificamente inesatta”.

Ma c’è di più: l’affermazione secondo la quale “l'aria di Taranto - aggiungono Nume e Moschetti - sarebbe migliore di quella di molte città del Nord Italia, oltre che non corretta dal punto di vista scientifico, potrebbe divenire fuorviante se resa nella sede delle decisioni politiche. Il carico di cancerogeni veicolati dalle polveri, tipicamente generati dai processi siderurgici, non è certamente riscontrabile in nessuna altra città che non sia allo stesso modo esposta a inquinanti dello stesso tipo, provenienti dalle stesse fonti”.

Insomma per l’Ordine dei medici il direttore Asl avrebbe parlato a vanvera. Ma l’Asl tarantina pare abbia forse sminuito la gravità della situazione anche in passato. Lo scorso anno, ad esempio sapere quali furono le direttive decise dall’Asl di Taranto per salvaguardare la salute della popolazione? Sport all’esterno e finestre delle abitazioni aperte solo per sei al giorno, dalle 12 alle 18. Queste le limitazioni  che furono inviate al sindaco Ippazio Stefano affinché fossero adottate quando lo stato di inquinamento da Ipa (Idrocarburi policlici aromatici) avesse superato i 100 micro grammi/metrocubo. I dati dell’inquinamento tarantino fecero dire invece ad Angelo Bonelli dei Verdi che c’era un vero e proprio bollettino di guerra e i dati ci fanno comprendere che la situazione di Taranto è grave” e che non si fa niente “per impedire che i cittadini respirino veleni”.

Nel giugno del 2010, il sindaco Ippazio Stefano vietò l’accesso a diverse aree del quartiere Tamburi, il rione più colpito dalle emissioni del polo siderurgico. 

Ed allora come ha fatto il direttore generale Asl Taranto a dire ciò che ha detto in audizione parlamentare? Lo sa il DG che le altre città italiane «non sono peraltro soggette - fa rilevare l'Ordine dei Medici - allo spolverio dei parchi minerali che, come la stessa Asl ha documentato, nei giorni di vento può innalzare a livelli critici la salubrità dell’aria, tanto è vero che la stessa ASL ha diramato istruzioni per la protezione dei cittadini nei cosiddetti wind days»? 
In audizione l’onorevole Ludovico Vico del Pd aveva chiesto di conoscere se l’aria a Taranto è nei «parametri di legge». Ma cosa c’entra? Perché nel caso i livelli fossero nei limiti di legge vorrebbe dire forse che la popolazione è al sicuro? Anche a lui ha risposto l’Ordine dei medici:  “corre l'obbligo di precisare – dichiarano Nume e Moschetti - che come da letteratura internazionale e come ribadito anche in diverse occasioni da Arpa Puglia e Asl, i limiti di legge non possono ritenersi protettivi per la salute umana, specialmente in un contesto di esposizione multipla”. Basterà per fare capire che quando si parla di salute pubblica le parole devono essere misurate e confortate sempre dai dati scientifici? (Rezarta Tahiraj)