Mar25062019

Ultimo aggiornamentoLun, 17 Giu 2019 7pm

La mamma di Noemi Durini: mia figlia sepolta vita.

Lucio Marzo è stato presente alla prima udienza del processo d’appello per l’omicidio di Noemi Durini che era la sua fidanzatina di 16 anni. Non ha parlato. L’udienza è durata pochi minuti. Il tempo necessario al suo avvocato difensore, Luigi Rella, di chiedere un aggiornamento al 7 giugno. Oggi in Corte d’Appello a Lecce c’erano troppo udienze e l’avvocato Rella ha chiesto che le responsabilità di Marzo siano esaminate in un’unica udienza. Oggi non ci sarebbe stato il tempo necessario per procedere con questo caso.

Marzo, che adesso ha 19 anni, è detenuto nel carcere di Quartucciu, in provincia di Cagliari. Fu proprio lui a confessare davanti a carabinieri di aver ucciso il 3 settembre 2017 Noemi (in foto) ed è per questo omicidio che il Tribunale di primo grado lo ha condannato a 18 anni e 8 mesi di carcere.

Il corpo della ragazza fu trovato nelle campagne di Castrignano del Capo (Lecce) dieci giorni dopo l’assassinio, ricoperto da un cumulo di pietre.

Anche la madre e il padre di Noemi hanno voluto essere presenti al processo. Quando hanno sentito che è stata accolta la richiesta di aggiornamento dell’udienza il commento della madre, Imma Rizzo, all’uscita dal tribunale, è di grande delusione: “mia figlia è stata sepolta viva e 18 anni e 8 mesi il suo assassino se li deve fare tutti. E’ inverosimile che si prendano altri giorni. Dopo quanto ha fatto dovrebbe dire lasciatemi marcire qua dentro perché ho tolo la vita a una ragazzina”.

Umberto Durimi, papà di Noemi non riesce a darsi pace per quell’omicidio: “mia figlia aveva solo 16 anni. E’ morta per proteggere un assassino. Noemi ha voluto bene a Lucio. Lo ha sempre protetto e questa è stata la sua condanna e io non l’ho saputa proteggere”.

Il carcere di Quartucciu è un istituto penitenziario per minori. Ha le caratteristiche del carcere di massima sicurezza perché fu costruito a tale scopo nel 1981. Ad esempio ha il sistema della doppia cancellata e questo impedisce dalle celle di vedere l’esterno.

L’avvocato Rella parla di Marzo come un ragazzo che è molto cambiato e che “sta prendendo coscienza del reato”. Cosa ne penserà la Corte d'Appello? (R.T.)