Ven10072020

Ultimo aggiornamentoVen, 03 Lug 2020 3pm

Nel 2025 nessun gruppo di produzione della centrale Enel di Brindisi funzionerà a carbone

Dal primo gennaio 2021 smetterà di produrre il gruppo 2 della centrale termoelettrica Enel "Federico II" di Brindisi. E' la stessa Enel a comunicarlo. La centrale Enel ha 4 gruppi produttivi alimentati a carbone. il gruppo n. 2 è il primo ad essere chiuso definitivamente. Entro il 2025 tutta la centrale non sarà più alimentata a carbone. L'obiettivo della società energetica è di convertire gli impianti a gas per quella data. Ma intanto la produzione a carbone sarà diminuita già dal primo gennaio dell'anno prossimo. 

Questa decisione è unilaterale, cioè dell'Enel che ha presentato apposita richiesta a gennaio al Ministero dello Sviluppo Economico ottenendone risposta favorevole alla dismissione. Nelle intenzioni di Enel c'è il progetto di alimentare la stessa centrale dal 2025 a gas e di installare nei territori di località Cerano pannelli fotovoltaici per una nuova produzione energetica a Brindisi. 

La decisione di Enel è stata commentata positivamente dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che però ha fatto riferimento anche alle ripercussioni che ciò causerà sull'economia del territorio brindisino: «chiudere quella centrale significa che i rimorchiatori nel porto lavorano di meno, non ci sono gli scaricatori, gli 800 operai della centrale rischiano il loro posto di lavoro e bisogna evidentemente capire che la dismissione di un impianto industriale di questo impatto fa sì che bisogna trovare un nuovo modello industriale». «Non si può pensare di mandare a casa gli operai - ha concluso - e dimenticare le loro famiglie». Insomma occorre impegno anche per questi problemi conseguenziali. 

Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia, commenta invece così: «La decisione di Enel di voler anticipare la chiusura delle centrali a carbone in Cile e in Italia è un’ottima notizia, attesa a lungo da chi ha a cuore le sorti del clima del Pianeta e da chi subisce direttamente, e quotidianamente, gli impatti dei combustibili fossili, ovvero chi vive nei pressi di questi impianti. È ormai tempo che il carbone vada in pensione, ma è importante che al suo posto si punti sulle energie rinnovabili, e non su altri combustibili fossili inquinanti come il gas».

Greenpeace ritiene che i piani di Enel relativi alla trasformazione dell’impianto in una centrale a gas siano però assolutamente negativi. «La scelta di iniziare a chiudere la centrale a carbone di Brindisi, una delle più inquinanti d’Europa, a partire dal primo gennaio 2021 è senza dubbio positiva, purtroppo però rovinata dalla volontà dell’azienda di convertire l’impianto a gas fossile – continua Giannì -. Da un punto di vista climatico, passare dal carbone al gas significa non accelerare come necessario verso la vera soluzione, ovvero energie rinnovabili, efficienza energetica e sistemi di accumulo. Cittadine e cittadini di Brindisi meritano un futuro diverso. Dopo decenni di inquinamento legato al carbone, per la città occorrerebbe una transizione energetica che metta al centro i lavoratori e l’ambiente».