Sab01102022

Ultimo aggiornamentoDom, 04 Set 2022 12pm

L'unico caso accertato in Puglia riguarda un barese di 36 anni

Il vaiolo delle scimmie c'è anche in Puglia. Fortunatamente, al momento, c'è solo un caso accertato. L'unico pugliese a risultare contagiato è un uomo di 36 anni che risiede in provincia di Bari. Attualmente è a casa in isolamento. Questo significa che sono state già applicate le disposizioni in merito stabilite dall'apposita circolare regionale di sanità. Risultano già attivate, infatti, dal servizio di igiene e sanità pubblica del Dipartimento di prevenzione della Asl di Bari le ricerche per individuare e sottoporre ad analogo trattamento sanitario restrittivo le persone che hanno avuto contatto negli ultimi giorni con l'uomo contagiato. Procedure necessarie per circoscrivere e contenere al più presto i possibili rischi di contagio. L'accertamento del soggetto affetto è stato compiuto nel laboratorio di epidemiologia molecolare del Policlinico di Bari. L'uomo proprio al policlinico si era recato ieri per farsi visitare perché preoccupato dal rapido comparire sulla pelle di bolle rossastre.  

Nessun allarmismo può essere giustificato. La situazione è monitorata in ogni suo aspetto fanno sapere dall'assessorato alla Sanità della Regione Puglia. 

“L’identificazione del caso – ha dichiarato l’Assessore regionale alla Sanità, Rocco Palese – non deve destare allarme. Abbiamo imparato che i virus non conoscono barriere e arrivano in poco tempo in diversi paesi. Il virus del vaiolo delle scimmie si trasmette attraverso contatti molto stretti e ravvicinati con persone che hanno l’infezione ed anche attraverso rapporti sessuali. Proprio perché il virus si trasmette attraverso contatti stretti la malattia non è facilmente diffusibile. Pertanto, non c’è da preoccuparsi, ma è importante che tutti i possibili casi siano accertati”.
“Senza creare inutili allarmismi e senza nessun timore – ha dichiarato il Direttore del Dipartimento Promozione della Salute, Vito Montanaro – è opportuno che tutte le persone che presentino lesioni vescicolari, febbre, linfonodi ingrossati e altri sintomi più aspecifici o che siano stati a stretto contatto con un caso accertato o fortemente sospetto si rivolgano al proprio medico che valuterà se è necessario procedere ad approfondimenti diagnostici. L’identificazione del primo caso di infezione da virus monkeypox testimonia come l’allerta del Ministero non è stata sottovalutata dalla Regione e come siano state messe in campo tempestivamente tutte le misure per una rapida identificazione e gestione dei casi”.